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Dal palco dedicato a Mate XT 2 e a HarmonyOS 7 sono arrivate anche le Huawei FreeBuds 7, auricolari true wireless che concentrano gran parte degli sforzi su una cancellazione del rumore ridisegnata da zero, con un chip audio proprietario di terza generazione come cuore del progetto. Non un semplice aggiornamento di listino, insomma, ma un salto tecnico che Huawei racconta a colpi di numeri piuttosto aggressivi.
Il pezzo forte è appunto il nuovo chip audio AI, sviluppato internamente, con una potenza di calcolo che l’azienda dichiara raddoppiata rispetto alla generazione precedente. Tradotto in pratica, il componente riesce a campionare il rumore ambientale fino a 400.000 volte al secondo, con una latenza di elaborazione di soli 8 microsecondi. Sono cifre che da sole dicono poco, ma il risultato dichiarato è una profondità media di riduzione del rumore superiore del 230% rispetto al modello passato, una banda di cancellazione più ampia del 275% e una velocità di risposta del sistema migliorata del 750%.
ANC adattivo e un algoritmo che studia l’orecchio
A lavorare in coppia con il silicio c’è un algoritmo di riduzione del rumore percettiva che tiene conto di due variabili spesso trascurate, cioè la forma del condotto uditivo e la tenuta effettiva dell’auricolare. Questi parametri vengono analizzati oltre 10.000 volte al secondo, così che l’ANC si riadatti in continuazione a come le cuffie stanno sedute nell’orecchio in quel momento. Un dettaglio non banale, considerando che il design resta semi in ear, formato comodo ma tradizionalmente meno isolante. Il peso si ferma a 4,3 grammi per singolo auricolare, con il baricentro spostato verso l’interno del 17% per una stabilità migliore. Le colorazioni sono quattro, Sunlight Orange, Midsummer Purple, Moonlight White e Starry Black, mentre la custodia di ricarica è stata ridisegnata risultando più piccola del 25% e più leggera del 17%. La certificazione IP55 promette resistenza a polvere e schizzi, pensata soprattutto per chi le usa in allenamento.
Audio spaziale, chiamate e assistente vocale
Sul versante sonoro, le Huawei FreeBuds 7 portano un audio spaziale indipendente, che funziona su qualsiasi dispositivo e piattaforma senza dipendere dalla sorgente del contenuto. La trasmissione dati arriva a 96 kHz a 24 bit, con un bitrate massimo dichiarato di 4,6 Mbps in modalità lossless, e la risposta in frequenza copre uno spettro che va da 14 Hz a 48 kHz.
Per le chiamate entra in scena un sistema bidirezionale in grado di isolare fino a 100 dB di rumore di fondo, pensato per gli ambienti davvero caotici. C’è poi un assistente IA integrato che gestisce notifiche vocali intelligenti per taxi, imbarchi e consegne, con la possibilità di fare domande dirette sui contenuti annunciati. Il sistema dovrebbe riconoscere anche il parlato sussurrato, utile nei luoghi pubblici, e produrre un riepilogo automatico dei punti salienti di più messaggi ricevuti.
Le modalità di registrazione sono tre, dedicate a chiamate, contenuti multimediali e ambiente circostante, con trascrizione, traduzione e riepilogo automatico dell’audio catturato. Presente anche una traduzione multilingue in tempo reale, sfruttabile sia tra dispositivo e auricolare sia tra due persone che indossano ciascuna un proprio paio di cuffie, con supporto offline per la coppia cinese inglese.
Prezzo e arrivo in Italia
Sull’asticella degli auricolari trovano posto nuovi controlli touch che rispondono a pizzico, doppio tocco e scorrimento, mentre un tasto fisico dedicato richiama l’assistente. Completano il quadro un monitor per il karaoke, il ritrovamento del dispositivo tramite connessione NearLink, la gestione multi dispositivo e il controllo dall’app Huawei. In Cina il prezzo è fissato a 999 yuan, circa 120 euro al cambio attuale, in linea con quanto chiesto per le FreeBuds 6, arrivate in Italia a 159 euro e oggi acquistabili a poco più di 100 euro. Nessuna data di lancio internazionale è stata comunicata, quindi sull’arrivo in Italia non ci sono certezze. Guardando ai tempi che Huawei ha storicamente impiegato per passare dal mercato cinese a quello globale, un debutto nei prossimi mesi sarebbe plausibile, ma senza conferme ufficiali rimane soltanto un’ipotesi.








