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June Oven, il forno AI degli ex Apple perde app e cloud

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La vicenda di June Oven, il forno AI progettato da un gruppo di ex dipendenti Apple, si è chiusa nel modo peggiore per chi lo aveva portato in cucina. L’azienda ha spento definitivamente app, cloud e sistema di riconoscimento del cibo, e quello che era nato come uno degli elettrodomestici connessi più ambiziosi in circolazione oggi, nella migliore delle ipotesi, si comporta come un comunissimo forno elettrico.

Eppure le premesse erano di quelle che fanno ben sperare. L’idea di partenza era tanto semplice quanto affascinante: un apparecchio in grado di sfruttare intelligenza artificiale, sensori e una telecamera per riconoscere gli alimenti con estrema precisione e regolare di conseguenza la cottura. Niente più tentativi a occhio né tempi da indovinare. Considerando poi il passato professionale degli ingegneri coinvolti, il progetto sembrava davvero costruito per avere successo.

Dall’acquisizione di Weber alla chiusura definitiva

Le cose però sono andate diversamente. Nel 2021 la piccola società è stata acquistata da Weber, e già l’anno seguente la produzione del forno si è fermata. Un segnale piuttosto chiaro, che ha anticipato l’epilogo arrivato adesso con la chiusura definitiva dei battenti. Il risultato pratico per i proprietari è pesante, perché si ritrovano senza applicazione, senza piattaforma cloud, senza la funzione di riconoscimento del cibo, senza aggiornamenti software e senza alcuna forma di assistenza.

In altre parole tutto ciò che distingueva June Oven dagli altri forni è sparito di colpo. Se l’apparecchio non presenta guasti tecnici continua a scaldare e a cuocere, ma perde ogni traccia di quell’intelligenza che ne giustificava l’acquisto. Ed è proprio qui che la faccenda diventa amara, visto che agli acquirenti questo elettrodomestico era costato EUR 1.311, cioè circa 1.300 euro. Una cifra importante per ritrovarsi, alla fine, con un forno elettrico come tanti altri.

Un destino comune a molti dispositivi smart

Per un momento la proprietà aveva preso in considerazione una strada alternativa, ossia trasformare il progetto in un’iniziativa open source così da permettere alla comunità di tenerlo in vita. L’ipotesi però è stata accantonata piuttosto in fretta per ragioni legate alla proprietà intellettuale, e con lei è svanita anche l’ultima possibilità concreta di salvare le funzioni avanzate del forno.

Il caso di June Oven, del resto, non è affatto isolato. Basta pensare ai primi termostati Nest, ai robot aspirapolvere di Neato o ai pulsanti POP di Logitech. Sono storie simili tra loro, che mostrano con quanta facilità molti prodotti di questo tipo vengano lanciati e poi abbandonati nel giro di pochi anni. Non mancano le eccezioni, come alcuni dispositivi recuperati grazie a Home Assistant e a servizi analoghi, capaci di restituire loro una seconda vita anche dopo l’uscita di scena del produttore. Si tratta però di soluzioni che richiedono un certo impegno e che non sempre sono praticabili.

Fonte: TecnoAndroid

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