Vai al contenuto
Offerte

Isar Aerospace, Spectrum in orbita: l’Europa ha il suo razzo

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Con il lancio riuscito di Spectrum, l’Europa ha finalmente il suo primo razzo orbitale commerciale. Il merito va alla tedesca Isar Aerospace, che ha portato il vettore a due stadi in orbita terrestre bassa partendo da uno spazioporto norvegese. Un risultato arrivato dopo un tentativo andato male, quello dello scorso marzo, quando il volo si era interrotto dopo appena 30 secondi con il razzo finito in mare e distrutto dall’esplosione.

Questa volta le cose sono andate diversamente. Il vettore ha completato la salita e ha raggiunto l’orbita, chiudendo un capitolo che per anni è stato più promessa che realtà. Perché di aziende private europee che parlavano di accesso autonomo allo spazio ce n’erano diverse, ma nessuna era ancora riuscita a mettere un carico in orbita con un razzo interamente commerciale, senza il paracadute economico dei programmi pubblici.

Cosa cambia con il primo volo orbitale di Isar Aerospace

Il commento del CEO e cofondatore Daniel Metzler non lascia molto spazio all’interpretazione. In un comunicato ha spiegato che con questo volo Isar Aerospace ha aperto lo spazio dall’Europa continentale, sottolineando come il lancio resti il collo di bottiglia più grande per l’industria spaziale globale. Da oggi, ha aggiunto, esiste una vera alternativa per i clienti commerciali e istituzionali. La frase più pesante, però, è quella sulla sovranità, l’Europa ha ora accesso autonomo allo spazio, e con questo si entra in un nuovo capitolo del volo spaziale europeo.

Vale la pena fermarsi un attimo su quel termine, sovranità. Non è una parola scelta a caso. Fino a questo momento il continente si è appoggiato quasi interamente a Arianespace e ad Avio, due realtà che vivono in buona parte di finanziamenti pubblici. Un sistema che funziona, ma che ha ritmi, priorità e costi decisi molto lontano dalle logiche di un mercato aperto. Avere un operatore privato in grado di offrire un servizio di lancio cambia la geometria del settore, anche solo per il fatto che ora esiste una seconda strada.

Il contesto geopolitico dietro il razzo Spectrum

C’è poi un pezzo di storia che aiuta a capire perché questo volo pesi più di quanto suggerirebbe la scheda tecnica di Spectrum. Il clima politico globale attuale rende il risultato particolarmente rilevante per quei paesi europei che al momento potrebbero guardare agli Stati Uniti come a un partner meno affidabile di un tempo. E che intanto hanno perso l’accesso ai razzi Soyuz russi, chiuso dall’invasione dell’Ucraina.

Restare senza opzioni, in un settore dove il numero di satelliti da mettere in orbita continua a crescere, non è una posizione comoda. Da qui la scelta dell’Agenzia Spaziale Europea di trasformare il principio del “buy European” in uno dei pilastri delle proprie politiche, una direzione che premia chi sviluppa tecnologia e capacità industriale dentro i confini del continente. Il volo di Isar Aerospace arriva esattamente in quella cornice, e la riempie con qualcosa di concreto.

Lo spazioporto norvegese diventa quindi il punto di partenza operativo di questa nuova fase. Non un poligono sperimentale, ma una base da cui un razzo commerciale ha effettivamente raggiunto l’orbita terrestre bassa, con tutto quello che comporta in termini di credibilità verso i clienti che devono decidere a chi affidare i propri carichi. Per Isar Aerospace il salto è netto, dai 30 secondi di volo del primo tentativo alla missione completata. Il collo di bottiglia dei lanci, quello di cui parla Metzler, resta il tema centrale dell’industria spaziale mondiale, e ora l’Europa ha almeno un attore privato in grado di dire la sua.

Condividi:
110 Condivisioni