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Chi gioca a Pokémon Champions dal telefono si è trovato davanti a una porta chiusa proprio nel momento più importante della stagione competitiva, perché ai Mondiali Pokémon di quest’anno la versione mobile del simulatore di battaglie firmato The Pokémon Company non era ammessa. Una scelta curiosa, se si pensa che le due edizioni del gioco, quella per Nintendo Switch e Switch 2 e quella per smartphone, sono praticamente sovrapponibili e permettono ai giocatori di sfidarsi tra piattaforme diverse senza intoppi.
Le motivazioni ufficiali arrivano da Masaaki Hoshino, produttore del titolo, che ha messo sul tavolo due argomenti. Il primo riguarda la resa visiva, il secondo la gestione pratica di una giungla di dispositivi. “La ragione per cui usiamo Switch in questo momento è semplicemente perché la grafica è piuttosto bella su Switch 2”, ha spiegato tramite interprete, aggiungendo che “con il mobile ci sono così tanti dispositivi in circolazione che permettere alle persone di portare i propri dispositivi potrebbe complicare le cose”. Detta così sembra ragionevole, ma a guardarla da vicino la spiegazione mostra qualche crepa.
Le regole aggiornate e i dubbi sulla logistica
Dal 1° settembre il regolamento è cambiato, almeno in parte. I tornei locali accettano ora anche chi si presenta con la versione mobile, mentre tutto ciò che sta sopra, dai regionali fino ai Mondiali, continua a richiedere hardware Nintendo. Il problema è che l’argomento logistico regge poco: il gioco già oggi gestisce il cross play attraverso server centralizzati, quindi la varietà di telefoni non incide sull’equilibrio delle partite. E per gli incontri trasmessi in streaming esiste una soluzione già scritta nel regolamento ufficiale VGC, cioè l’utilizzo di dispositivi forniti direttamente dagli organizzatori. Gli strumenti tecnici, insomma, ci sono. Manca la decisione di usarli.
Il paragone con il resto della famiglia competitiva Pokémon non aiuta a chiarire le cose. Pokémon Unite e Pokémon GO consentono entrambi la partecipazione da mobile anche nelle competizioni ufficiali di livello più alto. Nessuno dei due è un modello impeccabile, va detto, però dimostrano che un telefono può stare dentro un contesto agonistico serio senza far crollare tutto.
Il nodo dell’accessibilità e i numeri di Champions
Qui si arriva al punto più scomodo, quello dell’accessibilità. Pokémon Champions ha già toccato 25 milioni di download sommando Switch e smartphone, una cifra che supera l’intera base installata di Switch 2, ferma a 23,68 milioni di unità a giugno. Tradotto: una fetta consistente del pubblico gioca esclusivamente da telefono, e non per scelta stilistica. Con il prezzo della console in salita e i costi dell’elettronica che seguono la stessa direzione, lo scenario è facile da immaginare. Mesi di allenamento su mobile, qualificazione conquistata, e poi la scoperta di non possedere il dispositivo necessario per sedersi al tavolo.
Da notare che costruire una squadra in Champions funziona in modo identico sulle due piattaforme. Non esiste un vantaggio nella preparazione, non ci sono strumenti esclusivi o scorciatoie riservate a chi possiede la console. La differenza si materializza soltanto il giorno della gara, e riguarda un oggetto fisico. Nient’altro.
La contraddizione salta agli occhi. The Pokémon Company ripete di voler rendere il proprio circuito competitivo “inclusivo e accessibile a tutti i giocatori”, eppure taglia fuori una parte del pubblico dalle fasi che contano davvero. Il formato VGC, tra i quattro presenti ai Mondiali Pokémon di quest’anno, è stato il più seguito in assoluto, con la finale ospitata per la prima volta in un’arena vera. Un salto di scala evidente, accompagnato da un cambio di regole che nei tornei locali apre agli smartphone e ai piani superiori li respinge.








