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Le batterie di iPhone 18 Pro sono finalmente uscite dall’ombra, e i numeri raccontano una storia a due facce. Apple ha presentato iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max durante l’evento Surprise and Shine snocciolando dimensioni, materiali dello schermo, architettura del processore e praticamente ogni altro dettaglio tecnico, tranne uno: la capacità esatta degli accumulatori. Tradizione rispettata, come sempre. A colmare il vuoto ci ha pensato il database energetico europeo, che ha messo nero su bianco le cifre reali e, come effetto collaterale, ha anche evidenziato un punto in cui i nuovi modelli restano indietro rispetto ai rivali Android.
I numeri veri delle batterie
Apple, dal palco, si è limitata a parlare di autonomia per una giornata intera, aggiungendo che la versione Pro garantisce 36 ore di riproduzione video mentre Pro Max arriva a 45 ore. Nessun milliampere dichiarato. L’archivio EPREL dell’Unione Europea, invece, parla chiaro: iPhone 18 Pro monta una cella da 4.056 mAh, mentre iPhone 18 Pro Max si spinge fino a 5.391 mAh.
Il confronto con la generazione precedente è interessante proprio perché asimmetrico. iPhone 17 Pro si fermava a 3.988 mAh, quindi l’incremento è di appena 68 mAh, un ritocco più simbolico che sostanziale. Il salto vero riguarda il modello maggiore: iPhone 17 Pro Max aveva 4.823 mAh, il che significa 568 mAh in più per il successore. Vale la pena ricordare che si tratta dei dati relativi alla versione globale. I modelli venduti negli Stati Uniti, privi del carrellino per la SIM fisica, hanno di norma qualche milliampere in più. Il caso di iPhone 17 Pro Max è esemplare, con i suoi 5.088 mAh, ovvero 265 mAh oltre la variante internazionale. Uno scenario che con ogni probabilità si ripeterà anche quest’anno.
Cicli di ricarica, qui Android vince
Sulla capacità pura, i nuovi Pro se la giocano bene. Il paragone con Galaxy S26 Ultra lo dimostra: la cella da 5.000 mAh del top di gamma Samsung è inferiore di 391 mAh rispetto a quella di iPhone 18 Pro Max. Il discorso però cambia quando si passa alla salute della batteria nel tempo, e qui la classifica si ribalta.
Sempre secondo i dati depositati nel registro europeo, la batteria dei nuovi modelli Apple scende all’80% della capacità originale dopo 1.000 cicli di ricarica. Tradotto in pratica, con una carica completa al giorno si parla di una perdita del 20% in circa tre anni. Un valore in linea con quello della gamma Pixel 11 uscita di recente. La serie Galaxy S26, invece, dichiara 1.200 cicli, quindi 200 in più prima di raggiungere la stessa soglia. E non è nemmeno il primato assoluto, perché OnePlus 15, lanciato l’anno scorso, si attesta attorno ai 1.400 cicli.
Naturalmente la degradazione reale dipende da molte variabili: abitudini di ricarica, temperature, tipo di utilizzo quotidiano. I numeri dei database servono a confrontare dispositivi in condizioni comparabili, e in quello scenario gli smartphone Samsung arrivano più lontano di quelli di Cupertino.
Efficienza e la questione silicio carbonio
Detto questo, l’autonomia effettiva non si misura solo in milliampere. I nuovi Pro portano in dote il chip A20 Pro a 2 nm, che promette guadagni consistenti sul fronte dell’efficienza, una gestione termica rivista e l’aggiunta del raffreddamento a vapore. Tutti elementi che, messi insieme, dovrebbero tradursi in tempi di utilizzo migliori rispetto ai modelli precedenti, ed è l’impressione condivisa da molti utenti nei forum e nelle discussioni online.
Resta sul tavolo il tema delle batterie al silicio carbonio, la tecnologia che permette di infilare più capacità nello stesso spazio. Samsung l’ha già adottata sui pieghevoli più recenti e alcune indiscrezioni la danno per certa sulla futura gamma S27. Google, dal suo lato, sta valutando l’ipotesi per la serie Pixel 12. Apple, per ora, non ha fatto quel passo, pur avendo superato per la prima volta la soglia dei 5.000 mAh sul modello Pro Max.








