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DoubleCart: 119 mila negozi online falsi clonano 44 mila brand

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Una rete di oltre 100 mila negozi online falsi costruiti per svuotare le carte di pagamento degli utenti è finita sotto la lente dei ricercatori di Nebty, azienda che si occupa di sicurezza informatica. Il conteggio preciso parla di circa 119 mila domini, tutti tenuti insieme da un’infrastruttura condivisa e da funzionalità che si ripetono, identiche, nel software che fa girare le vetrine. Un numero che, ammettono gli stessi analisti, ha sorpreso anche loro.

Il meccanismo, a prima vista, sembra il solito: cataloghi pescati da aziende reali, descrizioni copiate parola per parola, immagini, grafiche e loghi usati senza alcun permesso. Il dettaglio che rende questa truffa online più fastidiosa del previsto è un altro, e riguarda il dopo. I reclami dei clienti che si accorgono di essere stati raggirati non arrivano ai truffatori, ma finiscono direttamente al negozio autentico, che si ritrova a gestire proteste per ordini mai spediti e pagamenti mai incassati.

DoubleCart, il gruppo di negozi online falsi più grande mai documentato

Alla rete è stato dato un nome, DoubleCart, citato anche come DoppelCart. Secondo Nebty si tratta del più grande gruppo di negozi online falsi mai documentato pubblicamente, almeno misurando la questione in base al numero di domini associati. E qui arriva il dato che fa capire la scala del fenomeno: i soli domini .shop collegati a questa infrastruttura rappresentano il 2,72% di tutti i domini .shop esaminati. Tradotto in termini più immediati, circa uno su 37.

Il database completo dell’indagine è stato pubblicato online, così che le aziende possano controllare da sole se il proprio marchio compare nell’elenco. E l’elenco è lungo: i negozi contraffatti imitano oltre 44 mila marchi famosi, con una media di due cloni per ciascun brand colpito. Alcuni nomi, però, hanno attirato attenzioni molto più insistenti. SodaStream, Velasca, CurrentBody, Daniel Wellington, Dreame, Horze, MOVA e SPARK PAWS si sono ritrovati con oltre 30 punti vendita fasulli ciascuno, il che suggerisce una selezione tutt’altro che casuale da parte di chi ha messo in piedi la macchina.

Come riconoscere un negozio falso prima di inserire i dati della carta

Difendersi non richiede competenze da esperto, ma qualche abitudine sì. La prima, la più banale e la più trascurata, riguarda l’indirizzo web: conviene leggerlo con calma, carattere per carattere, prima di mettere qualsiasi cosa nel carrello. I domini di queste reti somigliano spesso a quelli originali, con variazioni minime che a colpo d’occhio passano inosservate.

Poi ci sono gli sconti. Quando il prezzo è troppo generoso per essere vero, di solito non è vero. Se comunque l’offerta risulta irresistibile, una ricerca veloce dell’indirizzo esatto accompagnato da parole come truffa o recensioni può bastare a far emergere le testimonianze di chi è già caduto nella trappola. Basta poco tempo e si evitano danni molto più seri.

Ultimo consiglio, e forse il più concreto: pagare con carta di credito o con un servizio che offra protezione all’acquirente. Non elimina il rischio di imbattersi in un sito clonato, ma cambia radicalmente le possibilità di recuperare il denaro. Vale la pena ricordare che l’intelligenza artificiale ha reso questi finti store sempre più credibili, con testi ben scritti, immagini pulite e pagine che non hanno più l’aspetto approssimativo di qualche anno fa. Ecco perché capita di cadere nella trappola anche quando si è convinti di aver controllato tutto.

Per i brand colpiti il problema si somma: da un lato la perdita di vendite, dall’altro la gestione dei reclami di clienti che tecnicamente non hanno mai comprato nulla da loro. Un carico di lavoro e di reputazione che ricade su chi non ha alcuna colpa, mentre i 119 mila domini della rete continuano a girare sulla stessa infrastruttura condivisa.

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