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Sarà Bari a ospitare il primo processo simulato pubblico dedicato ai possibili danni provocati dall’intelligenza artificiale, un esperimento che porta dentro un’aula di giustizia vera e propria una delle questioni più dibattute del momento. Dal 9 ottobre al 4 novembre 2026, nell’ex aula della Corte d’Assise del Palagiustizia, si alterneranno giudici, giuria popolare, accusa e difesa. Tutti saranno chiamati a discutere quattro ipotetici capi d’imputazione che non riguardano una persona in carne e ossa ma una tecnologia ormai entrata nella vita quotidiana di milioni di persone.
Gli stessi organizzatori hanno scelto una definizione piuttosto ambiziosa per presentare l’evento e parlano de “il primo grande dibattimento pubblico della società algoritmica“. Il senso dell’operazione sta proprio qui. Non si tratta di un convegno con relatori che si succedono al microfono ma di un vero confronto tra le parti, costruito con le regole e i ruoli tipici di un procedimento in tribunale.
Le quattro accuse contro l’intelligenza artificiale
Il cuore del dibattimento è rappresentato dai capi d’imputazione, quattro in tutto, ciascuno legato a un fronte diverso su cui gli algoritmi vengono spesso messi sotto accusa. Il primo riguarda la “manipolazione attraverso sistemi conversazionali”, cioè quei programmi con cui si dialoga come in una chat. In questo caso l’impianto accusatorio cita anche casi di suicidio, un tema tra i più delicati quando si parla del rapporto tra persone e macchine capaci di rispondere in modo sempre più credibile.
La seconda accusa è la “diffusione illecita di deepfake diffamatori”, ovvero contenuti falsi ma realistici in grado di danneggiare la reputazione di chi viene rappresentato. Si passa poi al campo sanitario con le “lesioni personali colpose gravissime da ritardo diagnostico”, un capo d’imputazione che chiama in causa l’impiego di questi strumenti nelle diagnosi e le conseguenze di eventuali errori o ritardi.
L’ultima contestazione è forse la più ampia perché mette insieme due questioni diverse. Si parla infatti di “sostituzione del lavoro umano e disastro ambientale da consumo energetico dei sistemi impiegati”. Da una parte c’è quindi il timore che le macchine prendano il posto delle persone in molte professioni, dall’altra l’enorme quantità di energia necessaria per far funzionare le infrastrutture che alimentano l’intelligenza artificiale.
Chi organizza il processo simulato e come si svolgerà
L’iniziativa è promossa dal Club Imprese per la Cultura di Confindustria Bari e Bat, che ha coinvolto nel progetto alcune delle principali istituzioni del territorio. Al fianco degli organizzatori ci sono la Corte di Appello di Bari, l’Università degli Studi Aldo Moro, il Politecnico e l’Università Lum. Una rete che unisce il mondo delle imprese, quello della giustizia e quello accademico attorno a un tema che tocca tutti questi ambiti contemporaneamente.
Anche la struttura del processo ricalca da vicino quella di un vero dibattimento. Le udienze previste sono quattro, una per ciascun capo d’imputazione, e ognuna durerà due ore. In questo modo ogni accusa avrà uno spazio dedicato in cui accusa e difesa potranno esporre le rispettive posizioni davanti ai giudici e alla giuria popolare.
Fonte: TecnoAndroid








