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GTA 6, Rockstar vieta le mod su trame, mappe e personaggi

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Le regole sul modding di GTA 6 sono arrivate prima ancora del gioco, e leggendole viene quasi da pensare che Rockstar Games abbia messo una pietra tombale sulle modifiche amatoriali. La verità è un po’ più sfumata, ma il documento pubblicato dallo studio in vista del lancio di novembre non lascia grandi margini di interpretazione su cosa si può fare e cosa no. Vietato espandere o modificare personaggi chiave, trame, ambientazioni e tutti quegli “altri elementi della nostra continuità consolidata” che attraversano il catalogo della casa. Tradotto: niente missioni nuove, niente mappe alternative, niente port improvvisati.

La cosa curiosa è che tutto questo arriva tre anni dopo l’acquisizione dello studio dietro FiveM, il framework multiplayer che ha reso GTA 5 una seconda vita per milioni di giocatori. Prima Rockstar aveva provato a chiuderlo, poi nel 2023 ha comprato Cfx.re in blocco. Da nemico pubblico a piattaforma ufficiale, con una percentuale sugli incassi a fare da collante.

Mod a pagamento solo dove decide Rockstar

Il punto davvero inedito delle linee guida riguarda la monetizzazione. Le mod vendute a pagamento potranno passare soltanto attraverso “fornitori di vetrine digitali approvati da Rockstar Games”, che con ogni probabilità significa Cfx Marketplace. È lo store ufficiale delle modifiche autorizzate per GTA 5, nato come estensione dei client FiveM e RedM dedicati rispettivamente a Grand Theft Auto e Red Dead Redemption. Che esista già dice parecchio sull’impostazione dello studio. Il confronto con altri editori è impietoso. Baldur’s Gate 3 ha ricevuto un client interno costruito sopra un supporto completo alle modifiche, con la community lasciata libera di lavorare. Rockstar preferisce il canale controllato, dove ogni vendita lascia una fetta nelle casse dell’azienda. Non è un’anomalia assoluta nel settore, visto che anche EA ha aperto il Sims Marketplace quest’anno, permettendo ai creatori di vendere contenuti per The Sims 4 in cambio di una quota sui ricavi. Le mod gratuite, va detto, continuano a esistere e a circolare senza problemi particolari.

Poi ci sono le regole pensate per proteggere quella che Rockstar chiama integrità della “continuità ufficiale”. Vietato incrociare le proprietà intellettuali, quindi niente Arthur Morgan trapiantato a San Andreas. Vietato anche il reverse engineering per far girare i giochi su dispositivi non supportati, un punto che pesa parecchio su GTA 6, che al debutto arriverà su PS5 e Xbox Series X senza versione PC. Per le modifiche multiplayer, l’unica strada ammessa resta la piattaforma per creator concessa in licenza, ovvero FiveM. Ironico, considerando da dove è partita quella storia.

Reazioni, contraddizioni e cosa rischia davvero chi modda

Su Twitter le regole sono state accolte malissimo, con parecchi utenti che le hanno bollate come tattiche intimidatorie difficili da far rispettare davvero. E un certo cortocircuito c’è. Molto di quello che rende interessanti i server di GTA RP, cioè un multiplayer più profondo e abitabile, va esattamente contro diversi paletti fissati nel documento. Quei server permettono di tornare in luoghi riservati a singole missioni nel quinto capitolo, aggiungono case visitabili sulla mappa, lasciano che i giocatori le comprino, le rivendano, le arredino. Un’iniziativa approvata da Rockstar che mette alla prova le regole di Rockstar, insomma. Visto quanto continua a funzionare FiveM, qualche eccezione evidentemente si può fare.

Take-Two, la società madre, ha una storia lunga di azioni legali rapide contro le modifiche che escono dai binari, anche se in passato ha ceduto sotto pressione. Per chi si sta chiedendo che fine faranno le mod single player offline già installate, la risposta realistica è: probabilmente nulla, almeno per ora. Il documento funziona più come promemoria in vista dell’uscita che come giro di vite immediato. Restano aperte le domande sui progetti più ambiziosi, tipo Project Eagle, la mod di San Andreas che punta a riunire le città classiche della serie in un’unica enorme mappa aperta. Finché nessuno vende modifiche senza riconoscere la quota ai detentori del copyright, queste linee guida non dovrebbero far scattare allarmi.

Fonte: TecnoAndroid

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