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I Googlebook non arrivano soltanto con processori Intel, perché una parte della nuova famiglia di portatili firmata Google monta silicio Qualcomm, e nello specifico lo Snapdragon X Elite. Il debutto di questi computer basati su Android e costruiti attorno all’intelligenza artificiale di Gemini ha portato con sé un ventaglio di piattaforme hardware piuttosto ampio, dalle architetture x86 di Intel a quelle ARM di MediaTek e, appunto, di Qualcomm. Che a ridosso dell’annuncio ha voluto dire la sua con un comunicato dedicato.
Il chip scelto, va detto, non è una novità assoluta. Snapdragon X Elite gira da tempo nell’ecosistema Windows e qui viene semplicemente traslato su un sistema operativo diverso. La configurazione prevede una CPU Oryon a 12 core con frequenze che arrivano fino a 4 GHz e una NPU Hexagon in grado di toccare i 45 TOPS dedicati esclusivamente ai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
Cosa c’è dentro lo Snapdragon X Elite dei Googlebook
Quei 45 TOPS servono a un obiettivo preciso, cioè far girare in locale buona parte delle funzioni di AI generativa e agentica, senza dover passare continuamente dal cloud. Meno latenza, meno dipendenza dalla connessione, e questo è il punto su cui Qualcomm insiste di più quando parla della propria presenza nei Googlebook.
C’è però un dettaglio che fa alzare un sopracciglio. La scelta è caduta sul chip di prima generazione, ancora prodotto con processo produttivo a 4 nm, proprio mentre stanno iniziando ad arrivare sul mercato gli X2 Elite a 2 nm, sempre realizzati da TSMC e nettamente più performanti. Una decisione curiosa, che probabilmente ha a che fare con tempistiche di sviluppo e costi, ma che comunque lascia i primi portatili Android con Qualcomm un gradino sotto a quanto il produttore ha in catalogo oggi.
Al di là di CPU e GPU, il pacchetto resta completo. Si parla di supporto a WiFi 7, Bluetooth 5.4 e memoria LPDDR5x con una larghezza di banda che arriva fino a 135 GB/s. Sul fronte video la piattaforma gestisce fino a tre monitor esterni 4K a 60 Hz, registra in 4K HDR e decodifica contenuti 4K fino a 120 fotogrammi al secondo. Numeri che, tradotti in pratica, significano una macchina pensata per reggere sia il multitasking da scrivania sia i contenuti ad alta risoluzione.
Quali modelli e a quanto vengono venduti
I preordini dei Googlebook sono già partiti negli Stati Uniti, ma tra tutti i modelli presentati soltanto due produttori hanno puntato sul chip Qualcomm. Il primo è HP, con un prodotto dal nome piuttosto diretto, Googlebook 14. Il secondo è Dell, che ha scelto di riprendere il brand più riconoscibile della sua gamma portatili e lo ha chiamato XPS Googlebook.
I prezzi di partenza sono diversi. Il modello HP attacca da circa 1.150 euro, mentre la proposta Dell parte da circa 870 euro, cifra che la colloca in una fascia più accessibile e che probabilmente la renderà il punto di ingresso naturale per chi vuole provare Android su un portatile senza spendere troppo.
Il resto della famiglia, come detto, si affida ad altre soluzioni. Intel copre il versante x86, MediaTek presidia l’altra metà del campo ARM, e la sensazione è che Google abbia voluto lasciare ai partner la massima libertà nella scelta della piattaforma. Per Qualcomm, in ogni caso, si tratta di un ingresso in un territorio nuovo, perché fino a oggi Snapdragon X Elite era stato associato quasi esclusivamente ai notebook con Windows.
Fonte: TecnoAndroid








