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Edge of Tomorrow, le 3 premiere in un giorno di Tom Cruise

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Tre premiere in ventiquattro ore, due continenti, un solo film: Tom Cruise ha trasformato il lancio di Edge of Tomorrow in una specie di missione impossibile fuori dal set, con il cronometro che correva davvero. Non una proiezione di gala, non due, ma tre, incastrate in un unico giorno tra Londra, Parigi e New York. Il genere di idea che, a raccontarla, sembra una sceneggiatura scartata, e che invece nel 2014 andò in scena per davvero.

La cosa torna d’attualità perché gli indizi su un possibile avvio delle riprese del sequel si sono moltiplicati di nuovo. E ha senso, se si guarda a come è invecchiato il film di partenza: una storia di loop temporali che dopo l’uscita in sala lasciò dietro di sé una fanbase piuttosto rumorosa nel chiedere un seguito. Il primo capitolo, diretto da Doug Liman, quello di Mr. & Mrs. Smith, aveva fatto quella cosa rara di mettere d’accordo botteghino e critica. Su Rotten Tomatoes si parla di 91% di giudizi positivi da parte della stampa e 90% di gradimento dal pubblico, numeri che spiegano bene perché la pellicola venga ancora citata tra la migliore fantascienza degli ultimi quindici anni.

Edge of Tomorrow: Emily Blunt scoprì il piano solo all’ultimo

Il dettaglio più divertente è che Emily Blunt, protagonista femminile accanto a Cruise, per molto tempo non sapeva assolutamente nulla. Non conosceva i piani del reparto marketing, non sapeva nemmeno dove il film sarebbe stato proiettato. E man mano che la data si avvicinava, il nervosismo cresceva. Poi arrivò la notizia delle tre premiere e tutto le fu chiaro in un secondo. Le sue parole, raccontate in un’intervista, fotografano la situazione meglio di qualsiasi comunicato: quando venne a sapere che ci sarebbero stati tre eventi, disse semplicemente che quella era un’idea di Tom Cruise.

Il problema logistico, a quel punto, era banale nella sua assurdità. Tre proiezioni serali in tre città lontanissime, con cast e regista presenti a ognuna, non stanno fisicamente nello stesso fuso orario. Quindi si scelse la soluzione più brutale: partire all’alba. La maratona si aprì alle 6:30 del mattino a Londra, proseguì a mezzogiorno con il secondo passaggio a Parigi e si chiuse la sera a New York. Un tour lampo che, sulla carta, somiglia più a una tappa di allenamento che a una campagna promozionale.

Un volo intero in pigiama

Sul primo spostamento, Cruise e Blunt viaggiarono insieme al resto del cast e a Liman sullo stesso aereo, e entrambi hanno descritto quell’ora come molto divertente. Il secondo volo, quello transatlantico, fu un’altra faccenda. I due attori partirono da soli sul loro jet, con la possibilità concreta di recuperare un po’ di sonno. Blunt ha raccontato di aver passato l’intera traversata in pigiama, che resta probabilmente il dettaglio più umano di tutta la vicenda.

Anche Cruise si concesse un riposo, però breve. La sua spiegazione, all’epoca, fu lapidaria: si sentiva bene, era come girare un film, si dorme un paio d’ore, si riparte. Oggi l’attore ha 63 anni e quella filosofia non sembra essere cambiata di una virgola. Arrivato a New York, invece di tagliare corto dopo una giornata del genere, si prese un’ora intera sul red carpet solo per le foto con i fan.

Vale la pena sottolineare che l’organizzazione aveva previsto tutto il possibile per rendere il viaggio comodo a cast e troupe, e che nessuno dei due protagonisti ha mai dato segni di pentimento per l’impresa. La domanda se Cruise si fosse almeno un po’ rimangiato il piano folle dopo l’ultimo atterraggio ha una risposta piuttosto ovvia: no.

Resta il fatto che Edge of Tomorrow continua a essere uno di quei titoli che il pubblico non ha mai smesso di rivendicare, e che la promozione più sopra le righe della carriera recente di Cruise, tutta condensata in un giorno solo, è diventata parte del mito del film quasi quanto la sua struttura narrativa a ripetizione.

Fonte: TecnoAndroid

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