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Google, scelta del motore di ricerca obbligata nel Regno Unito

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Nel Regno Unito la scelta del motore di ricerca potrebbe presto diventare un passaggio obbligato per chiunque accenda uno smartphone Android o apra Chrome per la prima volta. La Competition and Markets Authority, l’autorità antitrust britannica, ha messo sul tavolo nuovi obblighi per Google che vanno ad aggiungersi a quelli già annunciati lo scorso giugno. E stavolta non si parla soltanto di ricerca tradizionale, perché nel mirino finiscono anche gli assistenti AI, sempre più usati per cercare informazioni online. Per ora siamo nel terreno delle proposte. La CMA le ha messe in consultazione pubblica, le parti interessate hanno tempo fino al 9 ottobre per far arrivare le proprie osservazioni, e la decisione definitiva arriverà entro la fine dell’anno. Un percorso ordinato, sulla carta, ma che tocca uno dei nervi più sensibili nel rapporto tra i regolatori europei e l’azienda di Mountain View.

Il choice screen arriva anche oltre Manica

Chi vive in Europa conosce già il meccanismo. Il cosiddetto choice screen, la schermata che chiede quale servizio impostare come predefinito, è attivo da oltre due anni per rispettare il Digital Markets Act. Google deve mostrarla per il browser sui dispositivi Android e per il motore di ricerca quando Chrome viene aperto su dispositivi non Android. In realtà la schermata dedicata alla ricerca su Android circolava già da luglio 2018, quindi il concetto non è affatto nuovo.

Il Regno Unito, uscito dall’orbita normativa dell’Unione, ha costruito un suo strumento parallelo. La CMA ha assegnato a Google lo Strategic Market Status per il mercato dei motori di ricerca, una designazione che corrisponde in sostanza a quella di gatekeeper prevista dal Digital Markets Act. Da lì discendono una serie di obblighi, tre dei quali sono già stati imposti: la possibilità per gli editori di sfilarsi dai risultati generati dall’intelligenza artificiale, maggiore trasparenza sul funzionamento dell’algoritmo e la portabilità dei dati degli utenti.

Cosa chiede ora l’antitrust britannica

Le tre nuove misure proposte allargano parecchio il perimetro. La prima riguarda appunto la schermata di scelta: gli utenti di Android e Chrome dovranno poter selezionare il servizio di ricerca alla prima accensione dello smartphone o alla prima apertura del browser. Non solo. Ogni anno dovrà ripresentarsi una richiesta per confermare o cambiare il provider predefinito, il che significa che la scelta non resta congelata per sempre dopo il primo tap distratto.

La seconda proposta è quella che guarda più avanti. Google dovrà consentire anche la selezione degli assistenti AI, purché rispettino determinati criteri, inclusi requisiti tecnici e di sicurezza. La logica è semplice: se la ricerca online passa sempre più attraverso i chatbot, limitare le regole al motore di ricerca classico significherebbe legiferare su un mercato che sta già cambiando forma. Gemini è ormai integrato dentro Search attraverso AI Overview e AI Mode, e questo spostamento non è passato inosservato ai regolatori.

La terza misura ha invece a che fare con gli editori. I motori di ricerca presenti nelle schermate di scelta dovranno attribuire correttamente i contenuti quando li utilizzano, in modo che chi cerca possa raggiungere facilmente la fonte originale e capire da dove arrivano le informazioni mostrate. Un punto che pesa parecchio in una fase in cui le risposte generate dall’intelligenza artificiale rischiano di tagliare fuori i siti che quei contenuti li producono. Il pacchetto, insomma, prova a intervenire contemporaneamente sul presente e sulla direzione che sta prendendo la ricerca. Le osservazioni raccolte entro il 9 ottobre serviranno alla CMA per limare il testo prima della decisione finale, attesa entro la fine dell’anno.

Fonte: TecnoAndroid

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