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Google prepara Android per i Googlebook e il dialogo con gli smartphone Pixel

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I Googlebook si avvicinano al debutto e Google ha già cominciato a preparare il terreno lato software, con una novità comparsa nell’ultima versione dei Play Services. Si chiama Continue Activity Hub ed è pensata proprio per far dialogare fra loro smartphone, tablet e, appunto, i futuri portatili dell’azienda di Mountain View. L’idea di fondo è semplice quanto vecchia come il mondo dell’ecosistema: iniziare qualcosa su un dispositivo e ritrovarla, intatta, su un altro.

La funzione è stata individuata su Android 17 ed è già spuntata su alcuni Google Pixel 9 con software stabile, quindi non parliamo di una beta riservata a pochi sviluppatori. Il nuovo hub si trova dove uno se lo aspetterebbe, cioè nel menu dei servizi cross device, in compagnia di opzioni già familiari come la condivisione della connessione internet e il trasferimento delle chiamate fra dispositivi collegati allo stesso account.

Come è organizzato il Continue Activity Hub

La struttura è divisa in quattro categorie: Attività, App, Notifiche e Condivisione di file e contenuti multimediali. Ognuna può essere attivata o disattivata singolarmente, il che significa poter decidere con una certa precisione cosa sincronizzare e cosa invece lasciare fermo su un solo dispositivo. Chi vuole ricevere le notifiche ovunque ma non ha alcuna intenzione di far viaggiare la galleria fotografica fra telefono e computer, insomma, ha modo di regolarsi.

Il rovescio della medaglia è che serve concedere una serie di autorizzazioni piuttosto corpose. Tra queste ci sono il mirroring dello schermo, lo streaming delle applicazioni, la sincronizzazione delle notifiche e l’accesso a foto e contenuti multimediali. Nulla di inatteso per una funzione che deve mettere in comunicazione due apparecchi diversi, ma è comunque una lista che vale la pena leggere prima di premere il pulsante di conferma.

Il meccanismo, nella pratica, è di quelli che non richiedono manuali. Un’attività avviata su uno smartphone viene ripresa più tardi su un altro dispositivo compatibile, senza ricominciare da zero. La sezione dedicata alle attività, in particolare, sembra appoggiarsi a Continue On, la funzione già introdotta da Google per permettere ad alcune applicazioni di spostare una sessione attiva da un apparecchio all’altro conservando il punto in cui ci si era fermati.

Perché tutto questo ha a che fare con i Googlebook

Il tempismo racconta parecchio. I Play Services stanno ricevendo queste aggiunte proprio mentre i Googlebook si avvicinano al lancio, e la funzione ha senso soprattutto in uno scenario dove esiste un laptop firmato Google pronto a fare da naturale prolungamento dello smartphone. Un ecosistema che finora ad Android è sempre mancato, almeno nella forma compatta e coerente che altri produttori hanno costruito negli anni.

Il fatto che Continue Activity Hub compaia già su Pixel 9 con software stabile suggerisce che il rilascio non sia un esperimento isolato, ma un tassello messo a posto in anticipo. Prima si abitua l’utenza a trovare quel menu, poi arriva l’hardware che gli dà davvero un senso compiuto. Una strategia già vista e, va detto, piuttosto sensata.

Resta il fatto che l’intera architettura poggia sull’account Google come collante. Tutti i dispositivi coinvolti devono essere collegati allo stesso profilo, e da lì parte la sincronizzazione delle categorie selezionate. Chi usa più account o tiene separate le sfere personale e lavorativa dovrà fare qualche ragionamento in più sulla configurazione, perché la granularità delle impostazioni c’è ma passa comunque da un’unica identità centrale.

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