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Chi ha lasciato indietro qualche bollo auto negli ultimi vent’anni ha ora una finestra per mettere ordine, ma soltanto in cinque Regioni: la rottamazione quinquies riguarda infatti i carichi affidati all’agente della riscossione tra il 2000 e il 2023 e vale solo dove l’amministrazione locale ha deciso di aderire. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché la tassa automobilistica è un tributo regionale e senza il via libera della singola Regione la sanatoria semplicemente non si applica.
Vale la pena ricordare come funziona il presupposto della tassa: il bollo si paga per il possesso del veicolo, non per il suo utilizzo. Chi risulta proprietario di un mezzo iscritto al Pubblico Registro Automobilistico deve versarlo, che l’auto stia macinando chilometri o che resti ferma in garage per mesi. Il pagamento avviene in modo telematico tramite SPID o CIE sulla piattaforma Bollonet ACI, appoggiata al circuito obbligatorio pagoPA.
Quali Regioni hanno aderito e come si presenta la domanda
La misura nazionale è arrivata con la legge di Bilancio 2026 e in un secondo momento è stata estesa anche ai debiti degli enti territoriali. Per far scattare l’agevolazione sui propri carichi, ogni ente doveva approvare una disposizione specifica entro il 31 luglio 2026 e trasmetterla all’Agenzia delle entrate Riscossione. Le Regioni che hanno completato il passaggio sono cinque: Basilicata, Campania, Lazio, Puglia e Umbria.
Nelle altre, semplicemente, la strada indicata dalla norma nazionale non è stata percorsa. La legge offriva una possibilità di adesione, non un obbligo, e diverse amministrazioni hanno valutato in modo diverso l’impatto di una definizione agevolata sui propri conti.
Dove invece la rottamazione è attiva, il beneficio è concreto. Il contribuente sistema la propria posizione senza dover pagare interessi iscritti a ruolo, sanzioni, interessi di mora e aggio. Resta da versare la sola quota capitale, con due possibilità: pagamento in unica soluzione oppure un piano che può arrivare fino a 54 rate bimestrali. Chi sceglie la dilazione deve però mettere in conto un interesse del 3% annuo sulla somma, calcolato a partire dal 1° aprile 2027.
Attenzione a un punto pratico: avere un bollo arretrato non basta a cancellarlo in automatico. Il debito deve essere stato affidato ad AdER e ricadere nella finestra temporale prevista. La verifica si può fare nell’area riservata dell’Agenzia delle entrate Riscossione, dove è possibile controllare anche l’elenco delle Regioni che hanno aderito. Dopo l’invio della richiesta online serve pazienza, perché nessun versamento va anticipato: prima arriva la comunicazione ufficiale con l’importo esatto e il piano di pagamento.
Le scadenze da segnare in calendario
Il calendario della definizione agevolata è già scritto e conviene tenerlo sotto controllo, perché i margini sono stretti e non prevedono proroghe automatiche.
Il 15 ottobre 2026 l’Agenzia delle entrate Riscossione mette a disposizione i dati sui carichi definibili, così ciascuno può capire cosa rientra effettivamente nella sanatoria. Dal 16 ottobre 2026 si apre la possibilità di presentare la domanda, mentre il 15 dicembre 2026 è l’ultimo giorno utile per aderire.
Poi tocca all’amministrazione: entro il 28 febbraio 2027 arriva la comunicazione con l’importo da pagare e il relativo piano. Il 31 marzo 2027 scade invece il termine per il versamento in unica soluzione oppure per la prima rata, nel caso in cui si sia optato per la dilazione.
Chi vive in Basilicata, Campania, Lazio, Puglia o Umbria e ha vecchie cartelle legate alla tassa automobilistica ha quindi un periodo definito per muoversi, con il vantaggio di tagliare fuori tutta la parte accessoria del debito. Fuori da queste cinque Regioni, invece, i bolli arretrati restano dovuti secondo le regole ordinarie, interessi e sanzioni compresi.








