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Chi possiede uno smartphone Xiaomi, Vivo o OPPO con firmware cinese se l’è vista brutta per qualche giorno, ritrovandosi improvvisamente con Google Pay fuori uso. Niente pagamenti contactless, nessun avviso chiaro, solo un blocco che ha colpito dispositivi acquistati o importati dalla Cina ma usati altrove, Europa compresa. E la domanda che tutti si facevano era una sola, perché proprio questi telefoni?
La radice del guaio, stando a quanto emerso, è un aggiornamento di Google Play Services, la versione 26.28, che ha iniziato a spegnere la funzione di pagamento ravvicinato solo sui telefoni con ROM cinese. Le versioni globali degli stessi identici modelli, invece, filavano lisce. Questo dettaglio ha chiarito subito una cosa importante, il problema non aveva niente a che fare con il marchio o con l’hardware, ma dipendeva unicamente dal firmware installato a bordo.
A ricostruire la faccenda è stato uno sviluppatore che, spulciando i log di sistema, ha trovato il colpevole. Play Services riconosceva la presenza di uno “SKU CN”, cioè un codice che marchia i prodotti pensati per il mercato cinese, e a quel punto disattivava del tutto il servizio TapAndPay HCE, quello che permette al telefono di dialogare con i terminali POS. Detta in parole povere, il software di Google controllava se il dispositivo fosse destinato alla Cina e, in caso positivo, staccava la spina ai pagamenti contactless.
Quali modelli sono finiti nel mirino
La cosa più fastidiosa è che all’apparenza sembrava tutto a posto. Google Wallet si apriva regolarmente, le carte erano lì al loro posto, nessun messaggio d’errore. Il problema saltava fuori solo nel momento clou, quando si avvicinava il telefono al lettore in cassa e il pagamento veniva rifiutato senza tanti complimenti.
La lista dei dispositivi coinvolti si è allungata in fretta, con segnalazioni arrivate da mezzo mondo. Tra i modelli Vivo compaiono X200 Ultra, X300 Pro, X300 Ultra, X100 Ultra, insieme ai pieghevoli X Fold5 e X Fold3 Pro. Sul versante OPPO problemi su Find N3 e Find X9 Pro, mentre per Xiaomi sono finiti nell’elenco il 17 Ultra e il 13 Pro. Anche un paio di OnePlus hanno mostrato lo stesso comportamento anomalo.
Le soluzioni trovate dagli utenti
Nell’attesa di una risposta ufficiale, in rete sono spuntate un paio di scappatoie. La prima consisteva nel downgrade manuale di Google Play Services tramite ADB, un’operazione non proprio per tutti che tra l’altro obbligava a resettare l’intera configurazione del wallet, con la scocciatura di dover reinserire una a una tutte le carte.
La seconda strada, molto più abbordabile, si è rivelata anche la più efficace, uscire da tutti i programmi beta del Google Play Store, persino se non si ricordava di essersi mai iscritti a uno. Parecchi utenti hanno raccontato che questa mossa risolveva la faccenda quasi all’istante, senza nemmeno riavviare il telefono o fare altro.
Al momento della stesura di questo articolo la situazione appare in gran parte rientrata. Google pare abbia messo mano al problema direttamente lato server, tanto che la soluzione manuale non serve quasi più alla maggior parte di chi era stato coinvolto. Rimane però un punto che pesa, l’azienda non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale per spiegare cosa sia realmente accaduto.










