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Google Maps e Apple Maps, così scoprono dov’è il traffico

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Basta aprire Google Maps o Apple Maps prima di uscire di casa e la mappa sembra già sapere se lungo il percorso ci sarà un ingorgo, ancora prima di arrivare alla prima rotonda. Niente magia e nessuna persona incaricata di controllare strada per strada quello che succede. Dietro c’è un sistema automatico che mette insieme i dati di milioni di dispositivi, gli storici accumulati negli anni, le segnalazioni in tempo reale e qualche altro ingrediente utile al calcolo.

Il meccanismo, tolta la complessità tecnica, è abbastanza intuitivo. Le app sanno quanto ci si sposta e a che velocità, confrontano quel dato con quello che normalmente accade su quella strada a quell’ora del giorno e poi decidono se colorare il tratto come scorrevole oppure come rallentato. Tutto qui, in sostanza.

Google Maps e Apple Maps: da dove arrivano i dati sul traffico

La base di partenza è l’informazione anonima che gli smartphone inviano mentre le app di navigazione sono in uso, e non fa differenza se si tratta di iPhone o di device Android. Sia Google Maps sia Apple Maps registrano in forma anonima la posizione GPS, la velocità di spostamento e la direzione in cui si procede durante la guida.

Da quei punti il sistema ricava la velocità media di circolazione su ogni tratto di strada. Se in una stessa via ci sono molti dispositivi che avanzano lentissimi o praticamente fermi, l’algoritmo interpreta la cosa come un rallentamento o come un ingorgo vero e proprio. Semplice, ma efficace.

Non finisce con i dati del telefono, però. Quelle informazioni vengono incrociate con altre fonti, dalle segnalazioni degli utenti su incidenti e cantieri fino ai dati ufficiali forniti dagli enti che gestiscono la viabilità. In alcune città entrano in gioco anche sensori stradali e telecamere di controllo del traffico, che sono spesso installate sui pannelli informativi e non servono soltanto a rilevare la velocità.

Che ruolo ha iPhone in tutto questo

Quando si usa Apple Maps con una rotta di navigazione impostata, e poco cambia se il tutto avviene su CarPlay oppure con il telefono in mano, iPhone comincia a inviare dati come posizione, velocità e direzione. Quelle informazioni servono unicamente al calcolo del traffico e alle previsioni, non a capire chi sia la persona alla guida né quale percorso stia facendo abitualmente.

C’è poi un altro aspetto interessante. iPhone impara i tragitti abituali, per esempio quello verso l’ufficio o quello verso casa, insieme agli orari in cui vengono percorsi. È il motivo per cui capita di trovare in Apple Maps indirizzi già etichettati come Casa o Lavoro anche senza averli mai impostati a mano.

Apple tiene a precisare che l’analisi dei percorsi preferiti e delle destinazioni previste avviene direttamente sul dispositivo. Quei modelli di comportamento non vengono collegati all’account e restano archiviati in locale, così l’app migliora la propria precisione senza spedire le abitudini di guida su server esterni associati all’identità di chi guida. Tutto rimane privato.

Perché Apple Maps sbaglia più spesso di Google Maps

Sarà capitato più volte di notare che Apple Maps non segnala una coda che invece Google Maps mostra senza problemi. La ragione principale sta nella quantità di dati disponibili, che risulta più bassa soprattutto fuori dalle grandi città.

Se su una strada provinciale o su un viale periferico circolano pochi iPhone con la navigazione attiva, il sistema ha meno misurazioni di velocità a disposizione e può non cogliere un rallentamento che invece l’app di Google riesce a fotografare.

Poi c’è un secondo elemento, cioè la maggiore prudenza con cui Apple Maps segna il traffico. Può servire un rallentamento più marcato oppure un numero superiore di dispositivi coinvolti prima che il colore del tratto passi al giallo o al rosso.

Questo non significa che la metodologia sia diversa. Anche Apple lavora con la velocità in tempo reale, con i pattern storici e con le segnalazioni degli utenti. Avendo però meno dati a disposizione e applicando criteri più restrittivi, la precisione e la tempestività dell’avviso possono cambiare rispetto a quanto accade su Google Maps.

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