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Chi apre Google Chrome ogni mattina raramente si ferma a pensare a quante informazioni quel browser raccolga nel frattempo, eppure la questione privacy è tutt’altro che marginale. Con oltre il 77% del mercato dei browser su qualsiasi tipo di dispositivo, Chrome resta la scelta quasi automatica dopo una nuova installazione di Windows. Solo che, esattamente come accade con il motore di ricerca “gratuito” di Google, qui l’utente è il prodotto. Il browser registra come, quando e dove viene usato, e la cosa non lascia indifferenti. Non si conosce tutto ciò che Chrome raccoglie, perché Google mantiene volutamente una certa vaghezza sull’argomento. Però tra cause legali, studi indipendenti e analisi forensi di ricercatori specializzati in privacy, un quadro abbastanza chiaro esiste. E soprattutto esistono alcune impostazioni che si possono cambiare subito, senza smanettamenti particolari.
Telemetria, account e cronologia: i tre fronti caldi
Praticamente ogni applicazione raccoglie dati sul proprio utilizzo, è uno degli strumenti più utili per gli sviluppatori per capire cosa funziona e cosa no. Chrome non fa eccezione, ma accettarlo non è obbligatorio. Nel menu con i tre puntini in alto a destra si arriva a Impostazioni, poi Tu e Google, dove compare la voce “Aiuta a migliorare le funzionalità e le prestazioni di Chrome”. Basta disattivarla per spegnere almeno una parte della telemetria. Sempre nella stessa sezione c’è il pulsante per uscire dall’account. Non serve essere loggati in Chrome per usare, per dire, un abbonamento YouTube Premium, e il menu a tendina sulla destra permette di decidere cosa succede quando si accede agli altri servizi Google. È un passaggio che riduce parecchio il tracciamento incrociato tra siti e piattaforme.
Sul fronte della cronologia di navigazione il discorso si fa più ruvido. Chrome è stato colto in passato a raccogliere dati anche in modalità incognito, con tanto di causa chiusa qualche anno fa e cancellazione di quantità enormi di informazioni sull’attività degli utenti. La modalità incognito resta un buon punto di partenza, ma conviene affiancarla ad altro. In Impostazioni, Tu e Google, va disattivata la voce “Migliora le ricerche e la navigazione”. Stesso trattamento per il controllo ortografico avanzato, che spedisce a Google quello che si sta scrivendo. Il correttore smette di funzionare, ma è un prezzo contenuto.
In Impostazioni, Tu e Google, Sincronizzazione e servizi Google conviene spegnere anche “Migliora i suggerimenti di ricerca”, così le query finiscono solo al motore di ricerca effettivamente in uso. Chi accetta di abbassare un po’ la sicurezza può andare in Impostazioni, Privacy e sicurezza, Sicurezza e selezionare “Nessuna protezione” sotto Navigazione sicura, perché ogni altra opzione manda a Google almeno una porzione degli URL visitati e del contenuto delle pagine. Stesso ragionamento per “Contribuisci a migliorare la sicurezza sul web per tutti”. Chi invece preferisce più protezione, la navigazione sicura potenziata dall’intelligenza artificiale è un’opzione interessante.
Pubblicità, cookie e la via d’uscita dal browser
Google guadagna soprattutto vendendo pubblicità personalizzata, ed è esattamente il motivo per cui raccoglie così tanti dati. Fermare del tutto la condivisione con gli inserzionisti non è possibile, ridurre la personalizzazione sì. Dal menu a tre puntini si va in Impostazioni, Privacy e sicurezza, poi Privacy degli annunci, e si disattivano tutte e tre le voci: Argomenti degli annunci, Annunci suggeriti dai siti e Misurazione degli annunci.
In alternativa, un adblocker taglia la testa al toro. uBlock Origin e Ghostery sono tra i più diffusi e si installano in pochi secondi, anche se ogni tanto tocca cambiarlo perché gli aggiornamenti di Chrome ne rompono qualche funzione. Un gioco del gatto col topo che non finisce mai.
Restano i cookie di terze parti: in Impostazioni, Privacy e sicurezza, Cookie di terze parti si possono bloccare, con la premessa che alcune funzioni dei siti potrebbero non andare più. Nella stessa schermata c’è anche l’invio della richiesta “Do not track”, che nessuno è obbligato a rispettare ma almeno viene inoltrata. E in Elimina dati di navigazione si può impostare la cancellazione automatica alla chiusura del browser. La soluzione più radicale, però, è non usare Chrome. Opera, Microsoft Edge, Vivaldi e Brave poggiano tutti sullo stesso progetto open source Chromium, quindi l’impatto è familiare. Poi c’è Firefox, storicamente caro a chi tiene alla privacy, Colibri per un’esperienza minimale e Maxthon, che sul tracciamento assente fa promesse piuttosto nette.
Fonte: TecnoAndroid








