In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Due auto elettriche firmate CEER hanno appena fatto capolino dall’Arabia Saudita, e l’impressione è che accanto a loro il Cybertruck di Tesla sembri quasi un’auto normale. Si chiamano Exobot, sono una berlina e un SUV, e nascono da un progetto che punta a costruire da zero un’industria automobilistica nel Regno. Il nome non è uno scherzo, la faccenda nemmeno.
CEER è il risultato di una joint venture tra il fondo sovrano saudita PIF e Foxconn, il colosso taiwanese che assembla gli iPhone per Apple. L’idea di fondo è tanto semplice quanto ambiziosa: usare i proventi del petrolio per finanziare un marchio orientato all’elettrico. Ironia della sorte oppure strategia calcolata, ognuno può farsi la propria idea.
Come sono fatte le Exobot

Credits: TecnoAndroid
La versione berlina ha proporzioni che ricordano più una supercar che una tre volumi, con un parabrezza inclinatissimo e una barra LED sottile che attraversa tutto il frontale. Il SUV va in direzione opposta, cioè massiccio, spigoloso, con un’altezza da terra generosa e un’aria vagamente minacciosa, quel tipo di estetica che molti definirebbero cyberpunk. Entrambe le Exobot montano porte ad ala di gabbiano, la stessa soluzione già vista sulla Tesla Model X.
Dietro al design c’è Rob Melville, ex direttore del design di McLaren, un nome che nel settore pesa. Sul risultato finale, però, l’ultima parola sarebbe arrivata direttamente dal principe ereditario Mohammed bin Salman. A guidare l’azienda c’è invece Jim DeLuca, che ha passato 37 anni in General Motors arrivando alla vicepresidenza esecutiva per la produzione globale. “Volevamo assicurarci che il mondo potesse vedere di cosa è capace l’Arabia Saudita”, ha dichiarato.
Il debutto sul mercato saudita è previsto a partire dal 2027, con altri cinque modelli in programma entro il 2030. E qui arriva un dettaglio che stona con la narrazione green: non saranno tutti elettrici. CEER ha già messo le mani avanti spiegando che la gamma comprenderà anche ibride e versioni a benzina, a seconda di cosa chiederà il mercato.
I precedenti non giocano a favore
Vale la pena ricordare che l’Arabia Saudita ci ha già provato, con risultati non esaltanti. I piani per uno stabilimento Jaguar Land Rover sono rimasti sulla carta, mentre Toyota ha declinato un accordo nel 2019. Il PIF, va detto, non è alle prime armi in questo campo: ha una partecipazione in Lucid Motors, il costruttore americano di elettriche premium che sta tirando su un impianto proprio in territorio saudita.
Resta il fatto che lanciare un marchio automobilistico partendo da zero è storicamente una delle imprese più rischiose che esistano. Fisker, Lordstown e Arrival sono finite tutte male, e non erano progetti improvvisati. CEER può contare sui capitali del petrolio, certo, ma i soldi da soli non hanno mai garantito che qualcuno poi voglia davvero comprare quelle auto. La storia recente del settore lo dimostra con una certa insistenza.
Fonte: TecnoAndroid








