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Il cambio della guardia è ormai questione di giorni: Google Assistant lascia il posto a Gemini anche in auto, e la data da segnare è quella del 4 settembre. Da quel momento Google comincerà a spegnere progressivamente il suo storico assistente vocale su Android e su tutti i dispositivi collegati, comprese le vetture che sfruttano Android Auto. Al suo posto arriva la piattaforma di intelligenza artificiale generativa della casa di Mountain View, pensata per gestire conversazioni più naturali e richieste meno telegrafiche di quelle a cui il vecchio assistente era abituato.
Il passaggio non avverrà tutto in una notte. Google ha spiegato che la dismissione richiederà alcune settimane, con un percorso graduale che coinvolgerà smartphone, tablet, smartwatch, auricolari e appunto le auto compatibili con Android Auto. Il dettaglio più rilevante riguarda la reversibilità, o meglio la sua assenza: quando l’operazione sarà completata, tornare indietro a Google Assistant non sarà più possibile. Chi vuole muoversi in anticipo può già selezionare Gemini dalle impostazioni del proprio dispositivo Android, sempre che l’app risulti disponibile.
Cosa cambia davvero al volante dal 4 settembre
La transizione era attesa da tempo e in origine doveva concludersi entro la fine del 2025. Il rinvio al 2026 ha una spiegazione piuttosto concreta: Gemini non era ancora in grado di coprire tutte le funzioni del predecessore. Paradossalmente le difficoltà maggiori arrivavano dalle cose più banali, i comandi diretti impartiti ai dispositivi, mentre sul fronte delle conversazioni, delle spiegazioni e delle richieste che richiedono di capire il contesto il nuovo sistema si comportava già meglio del vecchio.
L’ambizione dichiarata è superare il classico comando vocale a formula fissa. In macchina questo dovrebbe tradursi nella possibilità di formulare le richieste in modo più naturale e di continuare un discorso senza ripartire ogni volta dall’inizio, come accadeva prima. Le funzioni di Google Assistant verranno trasferite su Gemini, così da evitare agli automobilisti la fatica di memorizzare una nuova grammatica di comandi. Nel frattempo Google sta già estendendo Gemini ad alcuni dispositivi per la casa e ad alcune vetture, tra cui modelli General Motors.
Android Auto sì, Google integrato no
Qui serve fare una distinzione che sfugge facilmente, ma che cambia tutto. La dismissione riguarda l’assistente utilizzato attraverso lo smartphone collegato alla vettura, quindi il perimetro di Android Auto. Le auto dotate di Google integrato, quelle che usano direttamente Android Automotive come sistema operativo di bordo, non sono coinvolte da questa specifica operazione.
La differenza è tecnica ma ha ricadute pratiche immediate. Android Auto è in sostanza un ponte: prende le funzioni del telefono e le proietta sul display dell’auto, lasciando che il lavoro pesante lo faccia lo smartphone. Android Automotive, invece, è installato dentro la macchina e funziona in autonomia, senza bisogno di un dispositivo esterno. Due architetture diverse, due tempistiche diverse per l’arrivo di Gemini. Chi guida una vettura con Google integrato, per il momento, resterà con l’assistente che conosce già.
Per tutti gli altri il conto alla rovescia è partito. Dopo il 4 settembre l’opzione di ripristinare Google Assistant scomparirà dalle impostazioni, e chi utilizza Android Auto ogni giorno si troverà a dialogare con un sistema costruito su presupposti diversi, più orientato alla comprensione del linguaggio parlato che all’esecuzione secca di istruzioni. Un cambio di paradigma che Google porta avanti con l’obiettivo di fare di Gemini il centro di gravità dell’intero ecosistema Android, con versioni ancora più avanzate previste sui dispositivi di fascia alta equipaggiati con Android 17.










