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Chi ha comprato videogiochi per PC negli anni Ottanta e Novanta se le ricorda bene, quelle scatole enormi di cartone illustrato, e adesso GOG ha deciso di riportarle almeno in parte sugli scaffali di casa con un programma dedicato alle confezioni fisiche dei giochi per computer. Non si tratta di un ritorno alla vendita su disco, sia chiaro, ma di qualcosa di più artigianale e in un certo senso più divertente.
Il negozio digitale ha stretto una collaborazione con Big Box Collection, un archivio gestito da appassionati che conserva scansioni tridimensionali delle vecchie scatole dei giochi PC. Da quella base nasce l’idea messa in pratica dentro il GOG Preservation Program: mettere a disposizione degli utenti versioni stampabili delle confezioni originali, da ritagliare, piegare e incollare fino a ottenere una riproduzione della classica big box. Un lavoro di pazienza, insomma, che GOG stessa descrive come un progetto pensato per chi sente la mancanza degli scaffali pieni di scatole di giochi per PC.
Cinque titoli per iniziare, tra Star Trek e Armikrog
Al momento i giochi coinvolti sono cinque. Tra le aggiunte più recenti ci sono Star Trek: 25th Anniversary e Armikrog, mentre lo stesso trattamento arriverà anche su titoli che fanno parte del programma da tempo, cioè Descent, Hitman: Codename 47 e Myst. Nel programma di preservazione figura anche Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, segno di quanto il catalogo coperto dall’iniziativa sia trasversale e non limitato solo ai primissimi anni del PC gaming.
Vale la pena ricordare cosa significava, all’epoca, comprare un gioco. Non arrivava sotto forma di licenza digitale ma dentro una confezione cartonata riccamente illustrata, esposta nei negozi, con dentro floppy disk oppure CD-ROM, manuali stampati e a volte gadget come adesivi, mappe e altri piccoli oggetti da collezione. Un effetto completamente diverso rispetto a un’icona su un launcher, con il piccolo problema di occupare una quantità di spazio in casa tutt’altro che trascurabile.
Il possesso torna a essere un tema centrale
Negli ultimi tempi le big box hanno vissuto una specie di rinascita, alimentata proprio dal restringimento del mercato fisico. L’annuncio di Sony sulla futura fine della produzione dei giochi PlayStation su disco ha rimesso al centro il discorso sul valore materiale dei videogiochi, e nel frattempo diversi appassionati hanno cominciato a costruirsi da soli edizioni fisiche dei propri giochi Steam, con copertine e scatole fatte in casa. GOG ha fiutato la tendenza e si è mossa di conseguenza.
Il tempismo non è casuale. L’interesse verso i supporti fisici sembra tutt’altro che spento, e la riscoperta delle vecchie confezioni si inserisce in una rivalutazione più ampia dell’idea di possesso applicata ai videogiochi. Con le licenze digitali e i servizi in streaming la distinzione diventa sempre più evidente: da una parte si compra un prodotto, dall’altra si ottiene semplicemente il diritto di accedervi, con tutto quello che comporta quando quel diritto viene revocato o l’infrastruttura chiude i battenti.
Perché proprio GOG
Tra i grandi store digitali per PC, GOG è probabilmente quello che più si presta a un’operazione del genere. Il suo catalogo è privo di DRM, gli utenti possono scaricare liberamente i file dei giochi e, se ne hanno voglia, masterizzarli su CD o DVD per tenerseli come archivio personale. Una scatola costruita a mano, con dentro un disco masterizzato in casa, non è una copia originale del 1992, ma è comunque una copia che funziona anche senza connessione e senza autorizzazioni da chiedere a nessuno.
È questo che rende il Preservation Program qualcosa di più di un semplice omaggio nostalgico. La piattaforma resta la più attenta in assoluto ai diritti di chi acquista, in un periodo in cui il rapporto tra chi compra e ciò che ha comprato si è fatto decisamente più fragile. E per chi ha ancora spazio su una libreria, cinque scatole da assemblare sono già un buon punto di partenza.








