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GNOME 51 è disponibile e arriva sei mesi dopo GNOME 50, confermando quella cadenza regolare che ormai la comunità ha fatto propria: una release principale in primavera, l’altra a settembre. Il nome in codice scelto è “A Coruña”, omaggio alla città galiziana che ha ospitato GUADEC 2026, l’appuntamento annuale di sviluppatori e appassionati del progetto. Dietro il cambio di numero c’è soprattutto lavoro di fondo su rendering, gestione dei frame, display, accessibilità e applicazioni di sistema.
Buona parte degli interventi riguarda componenti che l’utente vede poco ma usa continuamente: Mutter, GTK, libadwaita, il sottosistema grafico, la cattura dello schermo, la gestione delle credenziali. Accanto a questi ci sono novità molto più visibili, dalle mappe offline alle nuove opzioni per monitor, touchpad e desktop remoto.
Fluidità, frame e la rimozione del vecchio percorso NVIDIA
L’intervento tecnicamente più rilevante tocca Mutter, il window manager e compositor usato da GNOME Shell, e in particolare il modo in cui programma la produzione e la consegna dei frame. Lo scheduling è stato rielaborato con un obiettivo preciso: animazioni più regolari quando il sistema è sotto carico. Perché capita spesso che, con CPU, GPU o applicazioni particolarmente esigenti al lavoro, il desktop mantenga una media di frame al secondo tutt’altro che disastrosa e risulti comunque poco fluido. Migliorare la tempistica dello scambio di frame tra compositore e display porta benefici percepibili anche senza numeri spettacolari nei benchmark.
C’è poi una riduzione del lavoro ridondante durante registrazione e cattura dello schermo, con meno copie inutili dei buffer. Ogni copia evitata significa meno traffico di memoria, meno carico su CPU e GPU e latenza potenzialmente più bassa. Non riguarda soltanto chi registra video: la cattura dello schermo entra in gioco anche nelle soluzioni di condivisione remota basate su Wayland e PipeWire. L’ambiente ricorda inoltre il livello di luminosità dei monitor dopo un riavvio e durante l’attivazione o la disattivazione dell’HDR, un dettaglio che diventa delicato quando SDR e HDR convivono sullo stesso sistema.
Sparisce invece il supporto alle vecchie interfacce proprietarie usate storicamente con i driver NVIDIA. Per anni NVIDIA ha richiesto percorsi dedicati dentro compositor e server grafici, ma l’affermazione di Wayland, GBM, DMA-BUF, explicit synchronization e dei driver più recenti ha ridotto quella distanza. Meno rami di codice da mantenere e testare, quindi. Nessun abbandono: il desktop dà per acquisite le interfacce moderne e smette di trascinarsi dietro compatibilità pensate per generazioni precedenti.
Impostazioni, desktop remoto e mappe offline
Il pannello Impostazioni raccoglie diversi ritocchi. Sui dispositivi con accelerometro compare Rotazione automatica, che adatta l’orientamento dello schermo mentre si ruota fisicamente computer o tablet, con un controllo per bloccare temporaneamente l’orientamento corrente. Nel pannello Mouse arriva un’opzione attesa: disattivare automaticamente il touchpad quando si collega un mouse. Finora ci si arrangiava con utility, script o soluzioni specifiche delle distribuzioni.
Il desktop remoto integrato guadagna due capacità pensate per gli ambienti professionali. La prima è l’autenticazione Kerberos per l’accesso diretto a una sessione utente remota, basata su ticket e su un’autorità centrale, il Key Distribution Center, così da non trasferire la password al servizio di destinazione. La seconda è il reindirizzamento delle smart card: una carta collegata al computer da cui parte la connessione può essere usata nella sessione remota, requisito importante dove certificati e badge servono per autenticarsi. Il lavoro era già iniziato con la versione 50, che aveva portato accelerazione hardware via Vulkan e VA-API, supporto HiDPI e miglioramenti per le configurazioni headless.
Tra le novità più concrete c’è il download di mappe offline in GNOME Maps. Si sceglie una regione, si conserva sul computer e si consulta senza rete, con le aree scaricate raccolte in una lista da cui si possono controllare ed eliminare. Comodo in viaggio, con roaming limitato o su portatili senza connessione mobile. Crescono anche le informazioni sul trasporto pubblico: dove le sorgenti dati lo permettono, Maps mostra partenze e arrivi in tempo reale, ritardi, binari o fermate da utilizzare e i tempi per percorrere a piedi i tratti iniziali e finali di un itinerario. La qualità dipende però dai dati disponibili nelle singole città.
Files, Web e GNOME Software
Il file manager Files, storicamente Nautilus, cambia in modo poco vistoso ma utile. Diverse operazioni lente non bloccano più l’applicazione e il caricamento delle cartelle è più rapido, soprattutto con directory piene di elementi o su risorse lente. Durante il trascinamento di più file compare un contatore degli elementi coinvolti, i file appena creati tramite copia restano selezionati e il clic destro su una zona vuota non azzera più la selezione. Riviste anche le indicazioni per le cartelle di sola lettura o non accessibili, con notifiche raggruppate.
Il browser Web, noto anche come Epiphany, genera ora password robuste usando la libreria pwquality, la stessa famiglia di strumenti impiegata su molti sistemi Linux per valutare la qualità delle password. Corretti vari problemi del gestore delle credenziali e semplificati i suggerimenti nella barra degli indirizzi, dove gli URL legati ai motori di ricerca non occupano più spazio nel menu. La scorciatoia CTRL+MAIUSC+C copia l’indirizzo della pagina corrente senza spostare il focus.
GNOME Software, infine, avvisa prima di installare un’applicazione dichiarata end of life. L’installazione resta possibile, ma il dato è esplicito: un programma abbandonato può funzionare benissimo e non ricevere più correzioni per vulnerabilità future. La schermata delle autorizzazioni mostra più dettagli sui permessi dei pacchetti Flatpak, in particolare sull’accesso ai file, e le prestazioni migliorano grazie a un uso maggiore della cache all’avvio e al caricamento ottimizzato delle icone.
Fonte: TecnoAndroid








