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Chi pensava che il conto alla pompa avesse già toccato il fondo dopo l’estate farebbe bene a mettersi comodo, perché sul gasolio pesa un avvertimento tutt’altro che rassicurante: nei prossimi mesi il prezzo potrebbe arrivare a sfondare la soglia dei 3 euro al litro. A dirlo è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che ha messo nero su bianco uno scenario costruito non su sensazioni ma sulle tensioni geopolitiche in corso e su quello che queste stanno già facendo alle quotazioni internazionali.
Il punto centrale del ragionamento è il Medio Oriente. Marsiglia parla apertamente di uno “stravolgimento” del mercato nel giro di pochissimo tempo se la crisi, in particolare nel nodo dello Stretto di Hormuz, non dovesse rientrare in fretta. Non è una previsione per domani mattina, ma una proiezione di medio periodo che tiene conto di come funziona la catena: quando salta un corridoio energetico di quella portata, il resto viene di conseguenza.
Brent e gas spingono i listini verso l’alto
I numeri, del resto, raccontano già una situazione tesa. Il Brent viaggia su livelli che gli operatori considerano di emergenza, attorno agli 85 euro al barile, mentre il gas è tornato a farsi sentire con quotazioni intorno ai 63 euro al Megawattora. Sono valori che non restano confinati alle sale di contrattazione: prima o poi scendono lungo la filiera e arrivano sui tabelloni dei distributori, in Italia come nel resto d’Europa. In mezzo a questo quadro si è inserito lo sconto straordinario di 17 centesimi sul diesel, in scadenza il 25 agosto, che sulla carta doveva alleggerire il colpo. Nella pratica ha funzionato molto meno di quanto promesso, perché i continui rincari di pochi centesimi alla volta hanno mangiato il beneficio fiscale quasi in tempo reale. Alla cassa, per la maggior parte degli automobilisti, la differenza è stata praticamente invisibile.
Imprese in allarme e benzina esclusa dallo sconto
Sul fronte produttivo la preoccupazione è alta. La Fapi, Federazione Autonoma Piccole Imprese, ha chiesto al Governo di preparare in tempi rapidi interventi nuovi e più solidi sulle accise, mentre Confimprenditori usa toni ancora più diretti e definisce i provvedimenti attuali “del tutto inefficaci”. Il timore condiviso è quello dell’effetto domino: un gasolio fuori controllo si traduce subito in costi logistici, produttivi e distributivi più alti, con il rischio concreto di mettere in difficoltà migliaia di aziende e di innescare una nuova spinta inflazionistica sui beni di uso quotidiano.
Poi c’è una categoria che si sente beffata due volte, quella di chi viaggia a benzina. Il carburante verde era stato lasciato fuori dal provvedimento pensato per il diesel, senza che ne venisse spiegata davvero la ragione, e il risultato è visibile a qualsiasi rifornimento. Il Codacons ha fatto notare che oggi i listini della benzina hanno superato ampiamente, sia in autostrada sia sulla rete stradale ordinaria, i livelli registrati il 27 luglio, cioè prima ancora che lo sconto fiscale entrasse in vigore.
Da qui la richiesta dell’associazione dei consumatori, che va in due direzioni: prorogare il taglio delle accise e, soprattutto, estenderlo in modo obbligatorio anche alla benzina, senza lasciare fuori una fetta enorme di automobilisti. Una correzione che secondo il Codacons dovrebbe arrivare subito, non a scadenza avvenuta. Il quadro complessivo, insomma, mette insieme due pressioni che spingono nella stessa direzione. Da un lato le quotazioni internazionali di greggio e gas, che salgono per ragioni che con il mercato italiano hanno poco a che fare. Dall’altro un sistema di sconti che si è rivelato parziale nella portata e limitato nel tempo, incapace di reggere l’urto dei rincari continui. Sullo sfondo resta l’ipotesi indicata da FederPetroli, quei 3 euro al litro che oggi sembrano una cifra fuori scala e che, senza una stabilizzazione della situazione internazionale, rischiano di diventare un riferimento concreto.










