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Un possibile Garmin smart ring comincia a prendere forma tra le pieghe dei database di certificazione, quelli che di solito anticipano i lanci di mesi e che raramente mentono. L’ultimo indizio arriva dal Brasile, dove l’ente ANATEL ha registrato una pratica che riguarda ben dieci prodotti mai annunciati dall’azienda, tutti con sigle sospettosamente simili tra loro. Un dettaglio che, messo in fila con quanto emerso poche settimane fa, punta in una direzione abbastanza precisa.
I codici depositati sono A05124, B05124, C05124, D05124, E05124, F05124, G05124, H05124, I05124 e AA5124. Cambia la lettera iniziale, il resto resta identico. È lo schema classico che i produttori usano quando devono certificare più varianti dello stesso dispositivo, e quando le varianti sono dieci e non due o tre, l’ipotesi più logica riguarda le taglie. Perché un orologio non ha dieci misure, una cassa in genere si declina in due o al massimo tre formati. Un anello smart, invece, sì.
Perché dieci varianti fanno pensare a un anello
Chi ha già provato prodotti di questa categoria conosce il problema: la circonferenza del dito non è un dettaglio secondario, è la condizione perché i sensori funzionino. Da qui la necessità, per chi entra nel mercato, di coprire una gamma ampia di misure fin dal primo giorno. Dieci codici di modello praticamente gemelli raccontano proprio questo tipo di strategia, e spiegano perché la pratica depositata presso ANATEL sia stata letta come il segnale più solido finora su un Garmin smart ring in preparazione. Va detto che le certificazioni non svelano quasi nulla di quello che interessa davvero. Nessuna indicazione su autonomia, sensori, materiali, prezzo o tempistiche di lancio. Servono a un altro scopo, cioè permettere la commercializzazione in un determinato Paese, e proprio per questo tendono a comparire quando il prodotto è ormai in fase avanzata. Il fatto che compaiano su più database in Paesi diversi, poi, rafforza l’idea che non si tratti di un esperimento chiuso in un cassetto.
Il precedente indonesiano e il CIRQA Smart Band
Il mese scorso, infatti, un prodotto chiamato CIRQA Smart Ring era già apparso brevemente su un database di certificazione indonesiano, salvo poi essere rimosso dalla pratica pubblica. Una comparsa fugace, di quelle che capitano quando qualcosa viene caricato prima del tempo, ma sufficiente a lasciare traccia. Il nome, tra l’altro, non è casuale e collega direttamente il presunto anello a un altro prodotto già sul mercato.
Garmin ha infatti debuttato quest’anno nel segmento dei fitness tracker senza schermo con il CIRQA Smart Band, una scelta che segnava già un cambio di passo rispetto alla tradizione dell’azienda, fatta soprattutto di orologi con display e di dispositivi pensati per sport specifici. Passare da un braccialetto senza schermo a un anello è, in fondo, il proseguimento naturale della stessa idea: raccogliere dati sul corpo senza chiedere all’utente di guardare qualcosa al polso.
La linea CIRQA sembra quindi destinata a diventare la famiglia con cui il marchio prova a occupare spazi nuovi, lontani dal territorio classico degli sportwatch. Un anello smart Garmin completerebbe il quadro, affiancando il braccialetto e offrendo un’alternativa a chi il dispositivo al polso proprio non lo sopporta, soprattutto durante la notte. Al momento nulla è stato confermato ufficialmente dall’azienda, che non ha commentato né la pratica brasiliana né quella indonesiana sparita nel giro di poco. Restano i dieci codici depositati presso ANATEL, tutti con la stessa struttura numerica e una sola lettera a distinguerli.








