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Con un voto medio di 4,2 su 5 raccolto su quasi mille valutazioni degli utenti, Rain Man resta il titolo più amato dell’intera filmografia di Dustin Hoffman, un film che nel 1988 portò a casa quattro premi Oscar e che ancora oggi viene descritto con aggettivi che raramente si sprecano al cinema: meraviglioso, straordinario, commovente. Non è solo una questione di statuette. È il modo in cui quella storia di due fratelli che si scoprono adulti ha cambiato la percezione del pubblico su un tema che, all’epoca, quasi nessuno portava sul grande schermo.
Diretto da Barry Levinson, il film vinse gli Oscar per Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale e Miglior Attore Protagonista. A questi si aggiunse l’Orso d’oro al Festival di Berlino, un riconoscimento che raramente si accompagna a un successo commerciale di quelle proporzioni. Perché Rain Man fu anche il film più visto del suo anno, con un incasso superiore ai 395 milioni di euro. Una combinazione piuttosto rara: critica entusiasta, giurie internazionali convinte, sale piene.
Due fratelli, un viaggio e una Buick del 1949
La trama parte da un funerale e da una delusione. Tom Cruise interpreta Charlie Babbitt, un uomo egoista, superficiale, ossessionato dagli affari, che alla morte del padre scopre due cose insieme. La prima è di avere un fratello maggiore, Ray, di cui non aveva mai saputo nulla. La seconda è che l’eredità paterna, circa 2,8 milioni di euro, andrà tutta a lui, mentre a Charlie resta una Buick del 1949. Ray vive in un istituto, è autistico, e a occuparsi di lui e ad amministrare il patrimonio è un amico di famiglia.
Da qui parte il tentativo di Charlie di ottenere la tutela del fratello, mosso all’inizio soltanto dal calcolo economico. Quello che succede dopo è una road movie nel senso più pieno del termine: chilometri di strada americana, silenzi, attriti, piccole abitudini che diventano regole non negoziabili, e due uomini agli antipodi che pian piano imparano a stare nello stesso spazio. Accanto a Hoffman e Cruise c’è Valeria Golino, in uno dei ruoli che l’hanno resa nota al pubblico internazionale. Il film dura due ore e tredici minuti ed è uscito nelle sale nel 1988.
Perché l’interpretazione di Hoffman è rimasta un punto di riferimento
Considerato uno degli attori più versatili e completi della sua generazione, Hoffman ha collezionato premi lungo tutta la carriera, compresi due Oscar come Miglior Attore Protagonista. Il primo arrivò con Kramer contro Kramer, il secondo proprio con questo ruolo. La sua costruzione del personaggio di Ray, fatta di gesti ripetuti, sguardi che sfuggono, frasi pronunciate sempre con la stessa cadenza, è diventata un riferimento nella rappresentazione dello spettro autistico al cinema, con tutto il peso culturale che quella scelta ha avuto negli anni successivi.
Il consenso del pubblico si legge anche nei commenti degli spettatori. Un utente, che assegna 4,5 su 5, scrive che dopo pochi minuti dall’apparizione di Hoffman sullo schermo aveva già dimenticato di stare guardando e ascoltando un attore, e racconta di essersi emozionato nei minuti finali, citando in particolare la scena del ballo tra i due fratelli. Un altro, sempre con 4,5 su 5, parla di una road movie fatta con il cuore, con una regia meravigliosa, una sceneggiatura incredibile, una colonna sonora eccellente e una coppia di protagonisti definita semplicemente impressionante.








