Game Pass era un’idea giusta, ma non ha mai preso il volo come sperava Microsoft. A dirlo è Mike Brown, ex direttore creativo di Forza Horizon 5 e per anni volto noto di Playground Games, lo studio britannico che fa capo proprio a Microsoft. In una chiacchierata con MinnMax, Brown ha messo in fila alcune riflessioni piuttosto dirette, collegando le difficoltà che la divisione Xbox sta vivendo oggi al fatto che il modello economico dietro al servizio in abbonamento non abbia mai davvero funzionato come avrebbe dovuto.
I numeri che raccontano una scommessa mancata
Il punto centrale, secondo Brown, sta tutto nella distanza tra i sogni iniziali e la realtà dei fatti. Game Pass era pensato per i giocatori, un’offerta sensata e generosa, ma non è mai arrivato a quella dimensione che lo avrebbe reso sostenibile. E qui i numeri parlano chiaro. L’obiettivo di Microsoft era toccare circa 77 milioni di abbonati. Il dato reale, invece, si aggirerebbe intorno ai 30 milioni. Una differenza enorme, che pesa parecchio sui conti e sulle strategie future.
Brown non ha usato mezzi termini nel descrivere le conseguenze. “È davvero triste, perché ora vedremo studi chiudere o essere scorporati”, ha detto. “Moltissime persone perderanno il lavoro. E tutto questo è, onestamente, il risultato di un’idea ben intenzionata e incentrata sui giocatori come Xbox Game Pass, che però non ha funzionato come avrebbe dovuto. E penso che sia davvero un peccato.”
Il meccanismo che si è inceppato
Il ragionamento dell’ex dirigente di Playground Games è tutto sommato lineare. Con più abbonati, il servizio avrebbe portato abbastanza soldi da finanziare la produzione continua di nuovi titoli. Più giochi, più studi in salute, più posti di lavoro salvi. “Se più persone si fossero abbonate, si sarebbero generati abbastanza soldi e il modello avrebbe funzionato, permettendo agli studi di continuare a esistere e di realizzare altri giochi. Purtroppo, non è andata così”, ha aggiunto.
La logica di Microsoft, del resto, era proprio questa. Investire cifre importanti per costruire un catalogo ricco, anche comprando studi e publisher a raffica. L’idea di fondo era mettere in piedi un circolo virtuoso, dove l’arrivo costante di nuovi contenuti avrebbe attirato altri abbonati e convinto quelli già presenti a non mollare la presa. Solo che, stando a Brown, questo ingranaggio non ha girato come previsto.
E non è un discorso nuovo dentro Xbox. Da tempo, tra dirigenti e sviluppatori, girano perplessità sul fatto che Game Pass possa aver abbassato il valore percepito dei videogiochi, mangiandosi le vendite tradizionali. Il giornalista Jason Schreier ha raccontato di recente che nella divisione ci sarebbero capi di studio che “detestano assolutamente Game Pass”, convinti che il servizio abbia “distrutto il valore dei loro giochi” contribuendo a svalutarli.
A rendere il quadro ancora più teso c’è il fatto che nemmeno l’arrivo di un peso massimo come Call of Duty sia bastato a far decollare il servizio. E intanto il catalogo continua a muoversi, con otto giochi pronti a lasciare Xbox Game Pass alla fine di luglio.


