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Secondo le prime ricostruzioni, la batteria aveva mostrato segni di scarsa efficienza già nei mesi precedenti. L’autonomia dichiarata da Samsung era di sette giorni, ma l’anello non superava un giorno e mezzo di utilizzo. Il sospetto di un difetto iniziale diventa quindi concreto, anche se l’usura è un fenomeno inevitabile per qualsiasi batteria. Il problema, in questo caso, è stato l’eccessiva rapidità del deterioramento, avvenuto a soli nove mesi dall’acquisto.
Galaxy Ring: tra usura e fattori esterni
Il rigonfiamento della batteria non è un fenomeno nuovo, accade da anni con notebook e smartphone. La differenza è che qui si tratta di un dispositivo indossato a stretto contatto con il corpo, per cui la sicurezza diventa così un aspetto fondamentale. L’utente coinvolto ha ammesso un utilizzo non proprio accorto. In particolare, avrebbe immerso il Galaxy Ring in acqua di mare senza risciacquarlo successivamente con acqua dolce. La resistenza dichiarata di 10 atmosfere e la certificazione IP68 valgono infatti solo per l’acqua dolce, mentre la salsedine può danneggiare i componenti interni. Questo elemento, unito a un possibile difetto di fabbrica, ha probabilmente velocizzato il degrado della batteria.
Al momento, Samsung non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Ad ogni modo, episodi simili sollevano molti dubbi sulla qualità effettiva dei controlli e sull’affidabilità di prodotti così vicini all’utilizzatore. L’azienda coreana si trova ora davanti a un bivio, ovvero chiarire rapidamente la vicenda per rassicurare i consumatori oppure rischiare che un singolo caso alimenti dubbi più ampi sulla sicurezza del Galaxy Ring.










