Vai al contenuto
Offerte

Batterie al litio, incendi in volo: due casi ogni settimana

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Le batterie al litio sono finite di nuovo sotto i riflettori dopo l’incendio scoppiato all’aeroporto di Milano Malpensa, domenica 16 agosto, dentro un container di bagagli pronto per essere caricato su un volo British Airways diretto a Londra. I sospetti si sono concentrati proprio su una di queste celle, nascosta in una valigia. Nulla di sorprendente per chi si occupa di sicurezza aerea, perché episodi simili accadono con una frequenza che pochi passeggeri immaginano. Il 7 luglio 2025, per dire, il volo Delta 1334 da Atlanta a Fort Lauderdale ha dovuto dirottare su Fort Myers, in Florida, dopo che una colonna di fumo aveva iniziato a uscire da uno zaino sistemato nella cappelliera. A bordo c’erano 191 persone, nessuna vittima, molta paura.

Secondo i dati della Federal Aviation Administration si registrano in media due episodi a settimana tra voli e aeroporti, sempre riconducibili a batterie che prendono fuoco. Numeri minuscoli se paragonati ai milioni di decolli annuali, eppure sufficienti a tenere occupati ingegneri e autorità. Il motivo di fondo è banale, queste celle stanno ovunque, dentro smartphone, tablet, cuffie wireless, laptop e soprattutto power bank.

Cosa succede davvero quando una cella va in fuga termica

Il funzionamento è quello classico, ioni che si muovono tra due elettrodi attraverso un elettrolita liquido. Tutto regge finché la cella resta nei parametri per cui è stata progettata. Basta però un difetto di fabbricazione, un urto o un eccesso di calore e parte il cosiddetto thermal runaway, la fuga termica. È una reazione a catena, il calore accelera i processi interni, che a loro volta generano altro calore, finché la struttura cede e la batteria libera gas, fumo e fiamme.

Robert Ochs, capo della sezione antincendio della FAA, lo descrive senza addolcire nulla: «All’improvviso, la batteria comincia a scaldarsi. Poi sempre di più, finché la pressione interna rompe il guscio. A quel punto spara fuori materiale incandescente, elettroliti tossici, e non basta un estintore per fermarla». Nei laboratori di Atlantic City la dimostrazione è arrivata davanti alle telecamere, una batteria per laptop portata oltre i 300 gradi è esplosa in pochi secondi, incendiando il rivestimento dei sedili e riempiendo l’aria di fumo.

Perché in stiva non si può, e cosa fa l’equipaggio

Un incendio a bordo spaventa più per i fumi tossici e per il rischio che il fuoco arrivi ai sistemi elettrici che per le fiamme in sé. Non c’è un finestrino da aprire, tutto accade in uno spazio chiuso con centinaia di persone a pochi centimetri. La procedura prevede prima l’estintore a halon, presente su tutti gli aerei di linea, poi il raffreddamento. «Il fuoco si spegne, ma la batteria resta incandescente, pronta a ripartire», spiega Ochs, e l’unico modo per fermarla davvero è l’acqua. In cabina se ne trova poca, quindi si ricorre alle bottiglie disponibili, al ghiaccio, perfino alle bibite dei carrelli.

Da qui il divieto assoluto, comune ormai a tutte le compagnie, di trasportare batterie al litio in stiva, in linea con quanto stabilito dall’ICAO già dal 2016. Nella pancia dell’aereo nessuno può intervenire e un power bank che va in fiamme in mezzo ai bagagli può innescare un rogo incontrollabile. Gli archivi dell’aviazione civile raccolgono decine di segnalazioni di valigie fumanti, celle rigonfie, allarmi scattati durante il carico. Su un volo Hong Kong Airlines un power bank è esploso nella cappelliera mentre stava ricaricando un tablet, costringendo a un atterraggio d’emergenza, ed è stato quel caso a spingere molti vettori verso restrizioni più severe.

La normativa resta comunque un mosaico. Alcune compagnie chiedono di dichiarare il dispositivo al check in, altre lo trattano come un normale accessorio, alcune fissano limiti di capacità stringenti, altre no. Su due punti però l’accordo è ampio, i power bank vanno nel bagaglio a mano e non andrebbero usati né ricaricati durante il volo, salvo autorizzazione esplicita della compagnia.

Condividi:
63 Condivisioni