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Chi lavora con Gemini e non sopporta quel piccolo marchio nell’angolo delle immagini generate ha finalmente una via d’uscita, perché Google ha deciso di rendere opzionale la filigrana di Gemini. La novità arriva con l’ultima versione dell’assistente, indicata come Gemini Spark, 3.7 Flash, e riguarda tutti i contenuti creati attraverso i modelli generativi dell’azienda. Non serve alcun trucco, nessuna app di terze parti, nessun ritaglio manuale: basta un interruttore nelle impostazioni e il watermark visibile smette di comparire.
Il cambiamento tocca tre fronti diversi. Le immagini prodotte con Nano Banana, i video generati con Omni e i testi musicali creati con Lyria finora arrivavano tutti con lo stesso identificativo grafico piazzato in un angolo, una scelta che Google aveva adottato per rendere immediatamente riconoscibile il materiale sintetico. Una soluzione sensata sulla carta, meno comoda per chi quei contenuti li usa in un flusso di lavoro reale, dove un logo che non si può spostare né ridimensionare diventa un ostacolo.
Gemini: dove la filigrana resta obbligatoria
C’è però un limite importante, e riguarda direttamente l’Italia. La possibilità di disattivare il marchio non funziona nei Paesi dove la filigrana è imposta dalla legge, quindi in Cina, in Corea del Sud e in tutti gli Stati dell’Unione Europea. Chi usa Gemini dall’Europa continuerà a vedere l’etichetta nell’angolo dei propri contenuti, indipendentemente da quello che decide di fare nel menu delle impostazioni. Una scelta tecnica che segue la normativa, non le preferenze dell’utente.
Vale poi la pena chiarire un punto che rischia di generare fraintendimenti. Togliere il segno visibile non significa ripulire il file. Restano infatti al loro posto i marchi invisibili SynthID e i metadati C2PA, incorporati nel contenuto e non rimovibili tramite quell’interruttore. In altre parole l’origine artificiale del materiale rimane tracciabile a livello tecnico, anche quando l’occhio non nota più nulla. È una distinzione che Google tiene a rimarcare, perché il sistema di identificazione dei contenuti generati continua a funzionare sotto il cofano.
Come si disattiva il watermark su Gemini
La funzione è già in distribuzione e dovrebbe raggiungere tutti gli utenti nell’arco di pochi giorni, secondo la classica formula del rilascio progressivo. L’attivazione della filigrana resta il comportamento predefinito, quindi chi non tocca nulla continuerà a ritrovarsi il marchio in ogni creazione.
Per intervenire il percorso è breve: si apre il menu delle impostazioni, si cerca la voce Show watermark e si sposta l’interruttore su acceso o spento a seconda di quello che serve. La scelta non agisce in modo retroattivo, ma si applica a tutte le immagini, i video e le tracce musicali generati da quel momento in poi. Chi avesse già archiviato materiale con il marchio dovrà quindi rigenerarlo per ottenere una versione pulita, sempre ammesso di trovarsi in un Paese dove l’opzione è disponibile.
Un dettaglio che pesa più di quanto sembri
L’aggiunta sembra minima, e in un certo senso lo è, ma per chi produce contenuti in quantità cambia la sostanza del rapporto con Gemini Spark. Un’immagine da usare in una presentazione, uno spezzone video montato dentro un progetto più ampio, un testo generato con Lyria da inserire in un lavoro musicale: in tutti questi casi la presenza di un logo fisso costringeva a compromessi visivi o a passaggi extra di editing.
Google mantiene comunque intatta l’infrastruttura di riconoscimento, spostando semplicemente la parte visibile nelle mani di chi usa il servizio, laddove le regole locali lo consentono.










