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Nata come soluzione provvisoria in una mattinata piovosa della fine del 1994, la finestra di formattazione di Windows è ancora lì, praticamente identica, dopo trentadue anni. Doveva essere un tampone, qualcosa da sostituire appena qualcuno avesse avuto tempo di progettare un’interfaccia più elegante. Non è mai successo, e oggi quel riquadro grigio continua a comparire su miliardi di computer ogni volta che serve preparare una chiavetta USB o un disco esterno.
La storia arriva da Dave W. Plummer, ingegnere Microsoft con un curriculum che comprende pezzi di software leggendari come Task Manager, Space Cadet Pinball e HyperTerminal. Verso la fine del 1994 lui e i colleghi stavano trasferendo montagne di codice dall’interfaccia di Windows 95 a Windows NT. Un elemento, però, non si lasciava portare da una parte all’altra, per via delle differenze strutturali tra i due sistemi operativi. Serviva una toppa, e serviva subito.
Un pomeriggio di lavoro diventato eterno
Plummer prese carta e penna, annotò tutte le opzioni che secondo lui dovevano finire dentro il riquadro, aprì il vecchio Visual C++ 2.0 e nello stesso giorno tirò fuori la finestra di formattazione che tutti conoscono. Layout compatto, opzioni essenziali, zero fronzoli. L’idea era di rimetterci mano più avanti, con calma, per darle un aspetto degno del resto del sistema.
Quel “più avanti” non è mai arrivato. Nel 2026 la finestra contiene grosso modo le stesse voci della versione originale, mantiene la stessa disposizione degli elementi e sfoggia solo un ritocco grafico superficiale che la fa stonare parecchio con il resto dell’interfaccia di Windows 11. Ha funzionato bene per tre decenni, e forse è proprio questo il motivo per cui nessuno in Microsoft ha sentito il bisogno di rimpiazzarla.
C’è un dettaglio collaterale piuttosto curioso. Sempre Plummer è responsabile del famigerato limite dei 32GB nella formattazione FAT32. Per sua stessa ammissione, doveva stabilire quanto “spazio sprecato” per cluster fosse accettabile, e quel calcolo finì per bloccare la dimensione massima dei volumi FAT a 32GB. Nel 1994 era una quantità di spazio enorme, quindi difficile prendersela con chi fece quella scelta. Meno comprensibile il fatto che Microsoft abbia aspettato circa trent’anni prima di intervenire, alzando il tetto da 32GB a 2TB solo nel 2024. Il limite dei 4GB per singolo file, invece, è rimasto dov’era.
Un aggiornamento che avrebbe senso
Chiunque abbia posseduto un PC negli ultimi vent’anni ha usato quel riquadro decine, se non centinaia di volte. Il periodo d’oro sono stati la fine degli anni Duemila e i primi anni Dieci, quando le chiavette USB circolavano di mano in mano tra studenti e la risposta alla domanda “cosa devo tenere?” era quasi sempre “cancella tutto, non importa”.
Va detto che, per essere stato costruito in una sola mattinata, il dialog di formattazione è progettato bene. Contiene le opzioni che servono davvero, occupa poco spazio a schermo e continua a fare il suo lavoro senza incertezze. Detto questo, una rinfrescata non guasterebbe: grafica allineata a quella di Windows 11 e qualche funzione in più, come la possibilità di creare partizioni direttamente da lì, unirle o estenderle, cambiare la lettera dell’unità, scegliere tra MBR e GPT. Resta il fatto che un segnaposto pensato per durare qualche mese si è rivelato talmente solido da sopravvivere a otto versioni di Windows senza generare lamentele degne di nota.
Windows 11 è pieno di fossili così
La finestra di formattazione non è certo l’unico reperto d’epoca nascosto in bella vista dentro Windows 11. Il menu di personalizzazione di Windows 7 è ancora raggiungibile, il Combinatore telefonico di Windows è vivo e vegeto a tre decenni dal debutto e conserva l’aspetto che aveva su Windows 95, e la storica utility Gestione disco continua a mostrare il suo design da metà anni Novanta. Funziona ancora benissimo, e forse è proprio questo il punto.










