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TikTok in classe migliora i voti: lo studio di Granada

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Portare TikTok in classe non sembra più solo una provocazione da professore fuori dagli schemi, almeno stando a una ricerca dell’Università di Granada che ha misurato cosa succede quando gli studenti universitari usano i video brevi per studiare. Il risultato, sintetizzato senza troppi giri di parole, è che i voti migliorano. Non di poco, tra l’altro.

Il tema dei telefoni tra i banchi in Spagna è diventato negli ultimi anni una discussione parecchio accesa, con ogni comunità autonoma che regola la questione a modo suo. Tra insegnanti e addetti ai lavori, però, una certa convergenza esiste: il cellulare in aula viene visto più come un problema che come una risorsa. Lo studio andaluso arriva proprio a scompaginare questo quadro.

TikTok: cosa dice la ricerca dell’Università di Granada

L’indagine ha coinvolto 971 studenti del primo anno provenienti da sei corsi di laurea diversi dell’area economico aziendale. È la prima volta, sostengono i ricercatori, che vengono raccolti dati sperimentali su TikTok come strumento didattico, mettendolo in relazione con la capacità di catturare l’attenzione di chi studia, con il rendimento nelle valutazioni e perfino con le competenze di lavoro di gruppo.

Il metodo è stato piuttosto lineare. Gli studenti sono stati divisi in due gruppi: il primo ha lavorato su TikTok in squadre da tre o quattro persone, con il compito di realizzare video brevi legati ai contenuti del corso. Il secondo ha seguito i metodi di insegnamento tradizionali, quelli di sempre.

I numeri, secondo Manuel Alonso Dos Santos, cattedratico della Facoltà di Scienze Economiche e Aziendali, parlano chiaro. “Gli studenti che hanno preso parte all’attività con TikTok hanno ottenuto quasi due punti in più rispetto ai loro compagni nei compiti in classe e sono migliorati nell’esame finale”, ha spiegato il docente, definendo i risultati contundenti.

Il rovescio della medaglia dei social

Chiaramente il discorso non finisce con le pagelle. La Generazione Z, cioè i nati tra il 1997 e il 2012, ha trovato in TikTok quello che le generazioni precedenti hanno trovato altrove, dai primi social network alle prime televisioni a colori: una via di fuga, una finestra sul mondo. Nulla di nuovo sotto il sole, nella sostanza.

Il punto critico è un altro. Le piattaforme di oggi sono progettate per generare dipendenza, e non è un’accusa campata per aria visto che proprio su questo fronte alcune aziende si sono ritrovate a fronteggiare multe salate. Da qui l’etichetta di cattive della situazione, quelle che rubano attenzione e concentrazione. L’uso precoce del telefono viene indicato addirittura come un problema di salute pubblica.

Ricerche come quella firmata dall’ateneo di Granada spostano però il ragionamento su un terreno diverso: quello dell’adattamento dei metodi educativi alle caratteristiche di ogni generazione. Perché l’impatto dell’esperimento non si è fermato ai voti.

Non solo voti più alti

Gli effetti positivi registrati riguardano anche la motivazione degli studenti, un aspetto che chiunque abbia messo piede in un’aula universitaria sa quanto pesi. Ma non solo. La ricerca ha rilevato miglioramenti nelle competenze legate alla risoluzione dei problemi e nella gestione dei conflitti all’interno del gruppo, oltre che nelle capacità di lavoro di squadra.

Elementi che, messi in fila, raccontano qualcosa di più ampio rispetto al semplice punteggio su un compito. Produrre un video breve insieme ad altre tre persone significa dividersi i ruoli, discutere, mediare, sintetizzare un concetto complesso in pochi secondi. Attività che la lezione frontale classica difficilmente riesce a stimolare allo stesso modo.

Il dato dei quasi due punti di differenza nei compiti in classe resta comunque la cifra più immediata da leggere, quella che rende l’esperimento dell’Università di Granada difficile da liquidare come una semplice trovata.

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