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Il nome Freelander 8 è finito sotto i riflettori per un motivo semplice: più di 10.000 pre ordini raccolti in 48 ore dall’apertura delle vendite, iniziate lo scorso 14 agosto. Un tempo quel nome era la porta d’ingresso al mondo Land Rover, un SUV compatto e pratico con passaporto britannico. Oggi è la prova di quanto velocemente l’industria cinese stia occupando i segmenti premium, prendendo in prestito blasoni europei per riempirli di tecnologia che dalle nostre parti resta un desiderio da listino.
Il maxi SUV nasce dalla joint venture tra Chery e Jaguar Land Rover, e c’è un dettaglio che vale più di mille comunicati: sulla carrozzeria non compare nemmeno un logo Land Rover. Il marchio Freelander cammina con le proprie gambe, parla mandarino e ha appena smentito l’idea che per vendere SUV di lusso serva per forza un secolo di storia alle spalle.
Un leviatano da 818 cavalli con architettura a 800V
Chi immagina un fuoristradino agile sbaglia parecchio. Freelander 8 misura 5,11 metri di lunghezza, che diventano 5,18 estraendo il gancio di traino motorizzato, supera i due metri di larghezza e ha un passo oltre i tre metri. Misure da Range Rover, ma con un’impianto tecnico EREV a 800V, cioè un elettrico ad autonomia estesa.
Il sistema ibrido è quasi esagerato: 610 kW complessivi, ovvero 818 cavalli, e 813 Nm di coppia, scaricati a terra da due motori elettrici, con quello posteriore dotato di trasmissione a due velocità. Quando la spina non c’è, ci pensa un quattro cilindri 1.5 turbo che lavora solo da generatore. Chery dichiara un’efficienza termica del 45,79% e la capacità di produrre 3,7 kWh di elettricità per ogni litro di normale benzina a 92 ottani. Per chi preferisce muoversi in elettrico puro, il pacco batterie CATL Freevoy da 60,3 kWh promette 310 km di autonomia nel ciclo CLTC. L’architettura a 6C permette di passare dal 20 all’80% in soli 12 minuti, numeri che in Europa restano roba da supercar elettriche.
Far curvare un mezzo così pesante non è banale, e qui non hanno badato a spese. Sospensioni pneumatiche a doppia camera con smorzamento elettronico CCD, bloccaggio meccanico del differenziale anteriore e quattro ruote sterzanti, con le posteriori capaci di girare fino a 10 gradi. Nei parcheggi si muove come una berlina compatta.
Salotto tecnologico e prezzo che fa male alla concorrenza
L’abitacolo, disponibile a cinque o sei posti con configurazione 2+2+2, è gestito dal processore Snapdragon 8397 di Qualcomm. Display centrale Mini LED da 15,6 pollici, schermo a soffitto da 17,3 pollici per chi siede dietro e, cosa non scontata, una pulsantiera fisica per le funzioni principali. In seconda fila poltrone Zero Gravity riscaldate con poggiagambe, altoparlanti Harman Kardon integrati nei poggiatesta e rimovibili, undici punti di ricarica distribuiti nell’abitacolo. A completare il quadro arriva Huawei, che fornisce di serie il sistema di guida autonoma Qiankun ADS 5.

Poi c’è il punto che spiega davvero il boom delle prevendite. Con queste dimensioni e questa dotazione, in Europa un veicolo simile finirebbe sopra i 120.000 euro senza fare troppe storie. In Cina il prezzo di partenza è invece di 339.900 yuan, circa 46.000 euro per la versione a cinque posti, mentre la variante a sei posti si aggira intorno ai 47.500 euro.
L’obiettivo dichiarato dalla joint venture è arrivare a 300.000 vendite annuali su scala globale entro tre o cinque anni. Le prime vetture hanno lasciato lo stabilimento di Changshu lo scorso 30 luglio. La sensazione è che Chery abbia preso un marchio impolverato della nobiltà britannica, lo abbia liberato dai preconcetti europei e abbia costruito il prodotto che il mercato di oggi sembra chiedere, con un listino aggressivo che a Solihull qualcuno starà già studiando riga per riga.










