Una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni nel mondo della televisione americana porta la firma di Fox Corporation, che ha annunciato l’acquisizione di Roku per una cifra vicina ai 22 miliardi di dollari, debito incluso. L’accordo, già definito nei dettagli, mescola contanti e azioni e punta a creare un colosso capace di tenere insieme broadcast tradizionale, TV via cavo, emittenti locali e streaming. Tradotto in euro, parliamo di circa 20 miliardi, una cifra che rende l’idea della portata dell’intesa.
Come funziona l’accordo tra Fox e Roku
Nel concreto, l’operazione prevede un corrispettivo di EUR 138 per ogni azione Roku, ossia circa 147 euro. La somma si compone di EUR 83 in contanti, intorno agli 88 euro, e 0,9693 azioni ordinarie FOX Class A per ciascuna azione Roku Class A e Class B in circolazione prima della fusione. Un meccanismo misto, insomma, che permette agli azionisti di Roku di incassare subito una parte e di restare comunque dentro al progetto con il resto.
A operazione conclusa, gli attuali azionisti Fox dovrebbero controllare circa il 73 per cento della nuova società, mentre a quelli di Roku andrebbe il restante 27 per cento. La parte in contanti verrà coperta con nuovo debito e liquidità già a disposizione del gruppo. Su questo fronte Fox ha già ottenuto da Morgan Stanley Senior Funding un finanziamento ponte da 12 miliardi di dollari, all’incirca 11 miliardi di euro. L’indebitamento netto, alla chiusura, dovrebbe attestarsi intorno a 2,8 volte, contando in parte le sinergie attese.
Cosa cambia per la TV americana
Il senso di questa mossa è chiaro quando si guardano i due portafogli messi insieme. Da una parte Fox porta i suoi diritti sportivi e informativi, da NFL a MLB, passando per NASCAR, Big Ten, la FIFA World Cup, oltre a FOX News e FOX Business. Dall’altra arriva tutto l’ecosistema di Roku, con Tubi, The Roku Channel, i dati proprietari e soprattutto il rapporto diretto con oltre 100 milioni di famiglie raggiunte dallo streaming nel mondo. Di queste, più della metà sono famiglie statunitensi dotate di banda larga.
Una volta completata la fusione, la realtà che ne uscirebbe diventerebbe il terzo operatore della televisione statunitense per quota di visione. Le due aziende hanno tenuto a precisare che Roku resterà comunque una piattaforma aperta ai partner, senza chiudersi solo sui contenuti di Fox, che a loro volta manterranno un’ampia distribuzione.
Sul piano dei numeri, Fox prevede un effetto positivo sulla liquidità generata per azione entro il secondo anno completo dalla chiusura. Stima inoltre sinergie di costo per circa 400 milioni di dollari a regime, ossia intorno ai 367 milioni di euro, con la possibilità di benefici aggiuntivi anche sui ricavi. Il gruppo ha fatto sapere che il programma di remunerazione degli azionisti, fatto di buyback e dividendi, andrà avanti senza stop e che il nuovo debito non dovrebbe intaccare il giudizio attuale di affidabilità finanziaria.
Spazio anche per la governance. Anthony Wood, fondatore, Chairman e Chief Executive Officer di Roku, manterrà un ruolo nella nuova società ed entrerà nel consiglio di amministrazione di Fox una volta chiusa l’operazione. La fusione resta comunque legata ad alcune condizioni, prima fra tutte l’approvazione degli azionisti di entrambe le società e il via libera delle autorità regolatorie statunitensi e di alcune autorità estere. Wood e alcune entità a lui collegate, che insieme detengono almeno la maggioranza dei diritti di voto di Roku, hanno già firmato un accordo per sostenere l’operazione.