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Koenigsegg CCGT1, la megacar che riporta in vita il sogno GT1

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Koenigsegg CCGT1 è il nome scelto dalla casa svedese per riportare in vita un progetto rimasto in sospeso per quasi vent’anni, quello della CCGT del 2007, la macchina da corsa nata per la categoria endurance GT1 e bloccata da un cambio di regolamento prima ancora di prendere il via in gara. Adesso quella vettura storica ha finalmente ottenuto l’omologazione per correre nei campionati riservati alle auto d’epoca, e la fabbrica di Ängelholm ha deciso di festeggiare con una megacar che di quel sogno incompiuto raccoglie tutto, dall’estetica alla filosofia di guida.

La base di partenza è la CC850, ma il paragone finisce lì. Della sorella maggiore restano soltanto le portiere e il tettuccio rigido asportabile, tutto il resto della carrozzeria è stato ridisegnato. Salta all’occhio il nuovo set di ruote in fibra di carbonio Aircore a tre razze, tra le più leggere mai realizzate dal marchio, insieme a un lavoro aerodinamico che punta a garantire carico costante e raffreddamento efficace anche nei turni in pista più duri.

Aerodinamica, il difficile equilibrio tra avantreno e retrotreno

Koenigsegg CCGT1, la megacar che riporta in vita il sogno GT1

L’elemento più teatrale è l’enorme ala posteriore attiva, citazione diretta della CCGT originale. Il profilo si inclina fino a 30 gradi e passa da solo dalla configurazione a basso attrito per i rettilinei a quella da aerofreno nelle staccate più violente, per poi assestarsi sul massimo carico a centro curva. Il lavoro coordinato dall’ingegnere aerodinamico Andreas Tjernberg Persson è stato soprattutto un esercizio di bilanciamento, perché tutta quella spinta al posteriore andava compensata davanti.

Koenigsegg CCGT1, la megacar che riporta in vita il sogno GT1

Ci pensano uno splitter anteriore generoso e i flap attivi del sottoscocca, che collaborano con un fondo scolpito, condotti capaci di generare vortici a bassa pressione e un diffusore disegnato su misura. Il pavimento della vettura funziona come un’ala rovesciata e produce la maggior parte degli 800 chilogrammi circa di deportanza disponibili a 250 km/h. Come carico di picco la CCGT1 si colloca esattamente tra Jesko Attack e Sadair’s Spear, con un’aderenza sfruttabile già alle basse velocità e senza gomme spremute inutilmente sui rettilinei.

V8 biturbo e cambiate sequenziali come in gara

Koenigsegg CCGT1, la megacar che riporta in vita il sogno GT1

Il cuore è il V8 biturbo di casa, 1.280 cavalli con la benzina del distributore e 1.600 cavalli quando si passa al bioetanolo E85, con una centralina proprietaria che gestisce automaticamente qualsiasi miscela dei due carburanti. La presa d’aria sul tetto alimenta un radiatore dell’olio maggiorato e un circuito dedicato al raffreddamento degli ammortizzatori, così le prestazioni non calano dopo pochi giri.

La trasmissione è la Light Speed Transmission, abbinata a una nuova interfaccia battezzata Koenigsegg Sequential Shift. In pratica una leva sequenziale posizionata a pochi centimetri dal volante e un pedale della frizione da usare soltanto alla partenza, perché le cambiate successive avvengono a frizione chiusa grazie al taglio dell’accensione, esattamente come sulla macchina da corsa del 2007. Davanti al selettore c’è un rotore a quattro posizioni chiamato ASMR con le modalità Auto, Sequential, Manual e Reverse. Chi vuole il manuale puro può ancora scegliere l’Engage Shift System a sei marce con griglia a vista ereditato dalla CC850, mentre per il traffico quotidiano resta l’automatico a nove rapporti.

Abitacolo da corsa, Ghost Fibre e Track Package

Koenigsegg CCGT1, la megacar che riporta in vita il sogno GT1

Dentro si respira aria di paddock, con il selettore coperto per le candele, la levetta per adescare le pompe del carburante e il pulsante rosso di avviamento. La strumentazione analogica Chronocluster ospita al centro un indicatore delle forze G che funziona solo grazie alla fisica, senza alcun collegamento elettrico. I sedili di serie sono monoscocca in carbonio con cinture a sei punti, accanto a un display infotainment aggiornato. Debutta anche la Ghost Fibre, evoluzione della celebre fibra di carbonio bianca vista nel 2009 sulla Trevita e poi abbandonata per la complessità produttiva: una matrice bianca cristallina di aramide e carbonio, più leggera del carbonio tradizionale, con proprietà balistiche protettive e un migliore assorbimento acustico.

Per la prima volta il marchio offre poi un Track Package ufficiale, installabile e rimuovibile presso i centri autorizzati. Comprende rollbar integrato in carbonio, sedili compatibili con il sistema HANS, impianto antincendio omologato, scarico libero da competizione, martinetti pneumatici per il sollevamento ai box, telemetria, sospensioni e freni tarati per la pista e un secondo set di cerchi con slick. Chi lo ordina riceve anche l’invito a giornate in circuito con i meccanici della casa madre al seguito.

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