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Il divario tra il compenso di Elon Musk e lo stipendio medio di chi lavora negli stabilimenti Tesla ha raggiunto numeri che faticano perfino a entrare in una calcolatrice. I dati raccolti dall’AFL CIO per il 2025 parlano di un rapporto tra paga del capo e paga del dipendente mediano pari a 2.522.203 a uno, un valore che nessun’altra azienda automobilistica si avvicina neppure lontanamente a toccare. Tradotto in termini più concreti, un lavoratore Tesla dovrebbe restare in fabbrica per oltre 2,5 milioni di anni prima di accumulare la cifra riconosciuta al proprio amministratore delegato.
Una certa distanza tra chi produce e chi guida l’azienda è considerata normale un po’ ovunque, e la maggior parte dei dipendenti la accetta senza troppi problemi. Il caso Tesla però esce dalla scala abituale, al punto che tra chi assembla le auto del marchio serpeggia la sensazione di aver ricevuto un trattamento poco equilibrato. La retribuzione mediana in azienda si ferma a EUR 49.488, circa 51.500 euro, mentre nella classifica dei manager più pagati d’America il valore attribuito a Musk arriva a 158,36 miliardi di dollari, ovvero attorno ai 143 miliardi di euro.
Elon Musk e il confronto con il resto dell’industria dell’auto
Scorrendo la tabella dei divari retributivi più ampi negli Stati Uniti si trova formalmente al secondo posto Liberty Broadband, con un rapporto di 7.623.352 a uno, ma il dato è poco utile perché la retribuzione mediana dichiarata è di appena EUR 29, circa 30 euro. Molto più significativo il caso di Opendoor Technologies, dove il lavoratore mediano incassa EUR 84.515, circa 88.000 euro, con un rapporto di 7.581 a uno. Un abisso già enorme secondo qualunque parametro, eppure il numero di Tesla resta oltre 330 volte più grande.
Poi ci sono i costruttori di Detroit, che a confronto sembrano appartenere a un altro pianeta. In Ford la retribuzione mediana è di EUR 80.744, circa 84.000 euro, e il pacchetto dell’amministratore delegato Jim Farley, pari a EUR 23.791.439 e quindi intorno ai 24,8 milioni di euro, equivale a quello di 295 dipendenti. In General Motors il valore mediano è EUR 77.622, circa 81.000 euro, con un rapporto di 333 a uno rispetto al compenso di Mary Barra, che si attesta a EUR 25.845.827, ossia poco meno di 27 milioni di euro. Rivian resta la più contenuta del gruppo con un rapporto di 102 a uno, grazie a una paga mediana di EUR 125.860, circa 131.000 euro, e a un pacchetto da EUR 12.874.743 per RJ Scaringe, quindi attorno ai 13,4 milioni di euro. Cifre tutt’altro che modeste, che però accanto al dato Tesla assomigliano a errori di arrotondamento.
Perché la cifra di Musk va letta con attenzione
C’è una precisazione importante da fare su quei 158,3 miliardi di dollari. Nessuno ha versato quella somma su un conto corrente. Il numero riflette un enorme pacchetto retributivo legato alle performance, quindi il paragone diretto con lo stipendio annuo di un operaio non è del tutto omogeneo. L’AFL CIO stessa segnala che i compensi indicati nella classifica dei manager più pagati possono differire da quelli usati per calcolare i rapporti dichiarati dalle aziende, per via di metodologie di calcolo diverse.
Il conto, in ogni caso, è destinato a salire ancora. Se i risultati continueranno a centrare gli obiettivi fissati dal contratto approvato dagli azionisti nel 2025, Musk potrebbe arrivare al primo compenso da mille miliardi di dollari mai riconosciuto a un amministratore delegato. Tesla si era fatta conoscere agli esordi per le accelerazioni fuori scala delle sue elettriche, e adesso sono i numeri della busta paga del fondatore a comportarsi allo stesso modo.
Nella classifica generale dei pacchetti più ricchi del 2025, alle spalle di Musk si piazzano Shankh Mitra di Welltower con 821 milioni di dollari, circa 739 milioni di euro, e Kaz Nejatian di Opendoor Technologies con 741 milioni di dollari, intorno ai 667 milioni di euro.










