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Star Wars, l’Imperatore con occhi di scimpanzé: Palpatine era diverso all’inizio

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Chi ha visto L’Impero colpisce ancora in una sala cinematografica negli anni Ottanta ha incontrato un Imperatore Palpatine molto diverso da quello entrato poi nell’immaginario collettivo, e soprattutto molto più inquietante. Merito di un trucco di scena che oggi farebbe sorridere per la sua semplicità artigianale, ma che all’epoca funzionava eccome: degli occhi di scimpanzé applicati sul volto dell’interprete per cancellare ogni traccia di umanità.

Perché quella figura incappucciata che appare in ologramma a Darth Fener, nel film del 1980 diretto da Irvin Kershner, non era interpretata da Ian McDiarmid. Non era nemmeno interpretata da un uomo. Dietro gli strati di trucco c’era Marjorie Eaton, pittrice e fotografa che aveva avuto qualche esperienza sul set in titoli come Mary Poppins e Harold e Maude. Con un dettaglio che rende la faccenda ancora più curiosa: il ruolo lo condivise con Elaine Baker, moglie del leggendario truccatore Rick Baker, presente sul set proprio per il reparto trucco. Quale delle due sia finita effettivamente nella versione arrivata nei cinema non lo sa nessuno con certezza, e con ogni probabilità non si saprà mai.

Occhi di scimpanzé e voce prestata

Nessuno spettatore, all’epoca, si accorse di niente. Il volto era coperto da una quantità impressionante di trucco, la voce era quella dell’attore di teatro musicale Clive Revill, e per eliminare qualsiasi residuo di sguardo umano vennero sovrapposti quegli occhi animali che rendevano il personaggio disturbante in un modo difficile da spiegare a parole. L’effetto, unito alla resa granulosa dell’ologramma, restituiva una presenza aliena, quasi non identificabile. Una minaccia che non aveva bisogno di mostrare il volto per intero. È uno di quei casi in cui il limite tecnico ha prodotto qualcosa di più efficace della soluzione elegante arrivata dopo. Perché la soluzione elegante arrivò, eccome.

La revisione del 2004 e il buco nella sceneggiatura

Quando George Lucas portò la saga in DVD nel 2004, decise di rigirare quelle scene con Ian McDiarmid, l’attore che aveva interpretato Palpatine nel resto della saga. Scelta comprensibile sul piano della coerenza, e in molti la considerano azzeccata. Solo che Lucas non si limitò a cambiare la faccia. Ne approfittò per riscrivere il dialogo, rendendo Fener pienamente consapevole del fatto che Luke Skywalker fosse suo figlio.

Nella nuova versione l’Imperatore dice: “Il nostro nuovo nemico è il giovane ribelle che ha distrutto la Morte Nera. Non ho alcun dubbio che questo ragazzo sia il discendente di Anakin Skywalker”. E Fener risponde: “Com’è possibile?”.

Qui però salta fuori un problema che qualsiasi appassionato individua al primo colpo. Nei titoli di testa scorrevoli del film si legge chiaramente che “il signore oscuro Dart Fener, ossessionato dal trovare il giovane Skywalker…”, e più avanti il personaggio viene chiamato per cognome. Fener sa perfettamente chi ha davanti. La versione riveduta, per quanto possa risultare d’impatto, semplicemente non regge, per quanto Lucas fosse convinto di stare mettendo ordine nella continuità della saga.

Un film che continua a essere ritoccato

La verità è che Star Wars: Episodio V L’Impero colpisce ancora è forse il capitolo più amato dell’intera saga, quello che quasi tutti i sondaggi collocano al primo posto, eppure resta uno dei più manipolati nel tempo. Lucas non ha mai smesso di tornarci sopra, aggiungendo e togliendo, e alcune di quelle modifiche hanno finito per intaccare passaggi che funzionavano benissimo così com’erano.

Il film, uscito il 3 ottobre 1980, dura due ore e quattro minuti e vede protagonisti Mark Hamill, Harrison Ford e Carrie Fisher. Oggi è disponibile su Disney+, naturalmente nella versione aggiornata, quella con McDiarmid e il dialogo riscritto. Gli occhi di scimpanzé di Marjorie Eaton, invece, sopravvivono solo nelle copie d’epoca e nella memoria di chi c’era.

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