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Il database DMV della Florida è stato effettivamente violato, e ora a dirlo non sono più soltanto i criminali informatici ma la stessa agenzia che lo gestisce. Il Florida Department of Highway Safety and Motor Vehicles, sigla FLHSMV, ha confermato che il sistema DAVID, l’archivio che raccoglie i dati delle patenti e dei veicoli immatricolati nello Stato, è finito nelle mani di un gruppo di estorsori dopo che qualcuno è entrato usando credenziali rubate a un agente di polizia.
La rivendicazione era arrivata da ShinyHunters, banda ormai nota nel panorama dell’estorsione digitale, che sosteneva di aver sottratto oltre 200.000 record relativi ai conducenti. L’agenzia ha reso pubblica la vicenda con una nota diffusa su X, spiegando di essere venuta a conoscenza dell’incidente il 4 settembre 2026 e attribuendolo a quella che definisce un’organizzazione criminale internazionale. Secondo la stessa comunicazione, la falla è stata chiusa rapidamente e non risultano intrusioni ancora in corso.
Un account di polizia salvato sul dispositivo personale
Il punto più delicato riguarda il modo in cui l’attacco sarebbe partito. L’indagine interna del FLHSMV ha individuato l’origine in un singolo utente del Plant City Police Department, le cui credenziali erano state conservate in modo improprio su un dispositivo elettronico personale del dipendente. Da lì, secondo la ricostruzione dell’agenzia, l’attaccante avrebbe ottenuto l’accesso al sistema.
Un dettaglio che racconta parecchio di quanto sia fragile la catena della sicurezza quando il punto debole non è il software ma l’abitudine di salvare una password dove capita. DAVID, va ricordato, è uno strumento a cui accedono quotidianamente agenti e funzionari per consultare informazioni personali dei cittadini, comprese fotografie, indirizzi e dati dei veicoli.
L’agenzia ha comunicato la violazione all’Ufficio del Procuratore generale della Florida e sta lavorando insieme al Florida Digital Service e al Florida Department of Law Enforcement. Trattandosi di un’indagine penale ancora aperta, ulteriori dettagli verranno resi noti soltanto più avanti, come precisato nella stessa nota.
La versione di ShinyHunters non coincide
Qui la faccenda si complica, perché il racconto del gruppo criminale non combacia con quello ufficiale. ShinyHunters aveva sostenuto di aver sfruttato una falla nella procedura di reset della password per mettere le mani su più account DAVID, non su uno soltanto. Tra questi, a loro dire, ci sarebbero stati profili appartenenti a dipendenti della motorizzazione e perfino quello di un agente dell’FBI.
Il metodo descritto è meccanico e piuttosto brutale nella sua semplicità. Gli aggressori avrebbero iniziato a scorrere in sequenza gli identificativi dei record presenti nel database, scaricando una dopo l’altra le pagine HTML e le immagini associate, a partire dal 3 settembre. Come prova della violazione hanno diffuso lo screenshot di una scheda DAVID intestata a Jeffrey Epstein, contenente informazioni personali e dati sul veicolo.
Successivamente lo stesso gruppo ha fatto sapere di aver perso l’accesso al sistema, ipotizzando che la vulnerabilità fosse in fase di correzione. Una versione che, almeno sui tempi, non contraddice quanto affermato dall’agenzia sulla rapidità dell’intervento.
Sul numero effettivo di schede consultate o scaricate, invece, nessuna conferma. Il FLHSMV non ha indicato quanti record siano stati coinvolti nella violazione dei dati e non ha avallato la cifra dei 200.000 documenti sbandierata dagli aggressori. Una reticenza comprensibile finché l’analisi forense resta in corso, ma che lascia aperto il nodo principale, cioè quante persone abbiano visto finire i propri dati in mano a estranei.
Il divario tra le due ricostruzioni, credenziali rubate da un dispositivo privato contro difetto nel sistema di recupero password, non è un dettaglio da poco. Nel primo caso si parla di un errore umano isolato, nel secondo di un problema strutturale della piattaforma che gestisce milioni di informazioni sensibili dei cittadini della Florida.
Fonte: TecnoAndroid








