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Un cubo di dieci centimetri lanciato verso un’altra stella, con la consapevolezza che arriverà fra ottantamila anni: il progetto si chiama Fermi Explorer ed è la cosa più spericolata e insieme più semplice che qualcuno abbia proposto negli ultimi tempi in ambito spaziale. Nessun equipaggio, nessun laboratorio sofisticato a bordo, nessun risultato scientifico atteso da chi è vivo oggi. Solo un oggetto piccolissimo spedito nella direzione di Alpha Centauri, il sistema stellare più vicino al nostro, con partenza fissata nel 2029.
Dietro l’iniziativa, che nasce come progetto senza scopo di lucro, ci sono i fondatori di Starcloud, ovvero Philip Johnston, Adi Oltean ed Ezra Feilden, affiancati da un gruppo di dirigenti e imprenditori. L’idea è costruire un cubo di 10 centimetri di lato per circa un chilogrammo di peso, agganciarlo a un sistema di propulsione, portarlo in orbita e poi spingerlo verso la sua destinazione. Detta così sembra quasi banale, e in parte lo è: l’equivalente tecnologico di prendere un sasso pesante, portarlo nello spazio e tirarlo verso una stella lontanissima.
Fermi Explorer: ottantamila anni di viaggio, e non è un modo di dire
Il calcolatore ufficiale della missione parla di 79.800 anni esatti prima del completamento. Una cifra che rende l’idea meglio di qualsiasi discorso: quando il Fermi Explorer arriverà a destinazione, saranno passate migliaia di generazioni. Persino uscire dal sistema solare richiederà pazienza. Il piano prevede che la sonda giri attorno al Sole per dodici anni lungo un’orbita ovale, accendendo i propulsori ogni volta che si avvicina alla nostra stella. È la cosiddetta manovra di Oberth, che permette di guadagnare velocità a ogni passaggio ravvicinato fino a raggiungere la velocità di fuga. Secondo la valutazione di fattibilità tecnica, l’abbandono definitivo del sistema solare avverrà entro i primi anni Quaranta di questo secolo.
Il gruppo ha diffuso su X un video che rende bene l’ironia della situazione: il piccolo cubo viene superato da centinaia di navicelle molto più veloci, anch’esse dirette verso Alpha Centauri. Un modo per dire che il sorpasso è messo in conto, anzi è auspicato. “La missione vuole rendere reale l’idea del viaggio interstellare e spingere più persone a confrontarsi con una delle grandi domande senza risposta dell’umanità”, si legge nel messaggio pubblicato.
Curioso il salto rispetto al lavoro quotidiano dei fondatori. Starcloud, infatti, si occupa di portare data center nello spazio per alimentare l’intelligenza artificiale. Il primo centro dati commerciale completo, Starcloud-2, dovrebbe partire nel 2027, mentre nel 2025 la società ha già mandato in orbita una GPU Nvidia H100 con la missione Starcloud-1.
Più simbolo che scienza, e il conto con il Paradosso di Fermi
Finora l’umanità si è concentrata su come accorciare i tempi di un viaggio interstellare, più che sul farlo davvero. Il progetto più ambizioso in questo senso era Breakthrough Starshot, iniziativa da diversi miliardi che puntava su una propulsione laser capace di raggiungere un’altra stella in decenni anziché in millenni. Si è arenato nel 2025 senza mai arrivare al lancio. Le uniche sonde che hanno davvero raggiunto lo spazio interstellare restano Voyager 1 e Voyager 2, entrate nel 2012 e nel 2018, oltre quarant’anni dopo la partenza.
Il ragionamento alla base della missione affonda nel Paradosso di Fermi, la domanda su come sia possibile che con miliardi di stelle e pianeti non ci sia traccia di vita extraterrestre. Una delle spiegazioni chiama in causa il Grande Filtro, un ostacolo talmente difficile da superare che la vita intelligente raramente sopravvive abbastanza a lungo da farsi notare. I filtri ipotizzati sono decine, dai passaggi dell’abiogenesi fino a barriere tecnologiche come l’incapacità di raggiungere lo spazio o la semplice mancanza di volontà di allontanarsi dalla propria stella.
“Con il lancio del Fermi Explorer possiamo per la prima volta depennare due possibili Grandi Filtri dalla lista”, scrive il gruppo sul proprio sito, citando l’impossibilità di lasciare la stella più vicina e la scelta collettiva di non farlo. Il budget stimato è di circa 13 milioni di euro, sfruttando tecnologie già esistenti e un passaggio su un razzo commerciale, per esempio quelli di SpaceX, per arrivare in orbita.









