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Chi passa ore a scorrere il feed ormai lo sa: distinguere un volto vero da uno costruito con l’intelligenza artificiale è diventato complicato, e proprio per questo Instagram ha deciso di mettere nuovi limiti ai profili AI che non dichiarano la loro natura. L’annuncio è arrivato lunedì e riguarda sia il modo in cui questi account vengono etichettati, sia la visibilità che otterranno d’ora in avanti.
Il primo cambiamento è quasi cosmetico ma non del tutto. L’etichetta che fino a oggi si chiamava “AI creator” diventa “profilo generato dall’intelligenza artificiale”, una formula più diretta che secondo la piattaforma dovrebbe risultare comprensibile a chiunque, senza bisogno di interpretazioni. Il messaggio che arriva all’utente è semplice: la persona che si vede in quel profilo è stata generata, o comunque costruita in buona parte, con strumenti di intelligenza artificiale.
Chi non dichiara i profili AI perde visibilità
La parte più concreta della novità riguarda la portata dei contenuti. I creator che gestiscono profili con persone generate al computer e non lo segnalano rischiano una riduzione della reach, quindi meno persone raggiunte, meno feed, meno esplora. Chi invece applica correttamente l’etichetta non subirà penalizzazioni di alcun tipo per il solo fatto di aver scelto un soggetto artificiale come volto del proprio account.
Attenzione però a non confondere i piani. L’etichetta non serve per ogni utilizzo dell’intelligenza artificiale. Chi ritocca una foto, sistema una didascalia, crea una grafica o si limita a piccoli aggiustamenti creativi non deve dichiarare nulla. Il paletto riguarda esclusivamente i casi in cui è la persona rappresentata a essere finta, non gli strumenti usati per rifinire un contenuto reale.
Dietro la decisione ci sono soprattutto le segnalazioni degli utenti. Instagram racconta di aver raccolto molte lamentele da parte di chi si è imbattuto in profili apparentemente umani, salvo scoprire più tardi che quel volto non era mai esistito. “Con la crescita dell’intelligenza artificiale generativa nei processi creativi, abbiamo capito che alle persone non piace vedere un profilo che sembra umano e scoprire solo dopo che il soggetto è generato dall’AI”, ha scritto la piattaforma. La richiesta, in sostanza, è quella di saperlo prima.
Il contesto: influencer virtuali e casi finiti sotto i riflettori
Il tempismo non è casuale. Il malcontento verso i contenuti sintetici cresce di pari passo con la diffusione degli influencer virtuali, ormai presenti su tutte le principali piattaforme social. All’inizio di quest’anno l’app di dating gay Goose è finita al centro di un’inchiesta dopo che una rete di influencer maschili apparentemente generati dall’intelligenza artificiale aveva promosso il servizio proprio su Instagram. Sono stati individuati più di venti account riconducibili a questo schema, alcuni dei quali contattavano direttamente i potenziali utenti tramite messaggi privati per convincerli a iscriversi.
Il capitolo salute è ancora più delicato. Lo scorso luglio è emersa l’esistenza di centinaia di finti medici, guaritori e personaggi del mondo del benessere costruiti con l’AI, attivi sui social per promuovere integratori o diffondere affermazioni di carattere sanitario. Un terreno dove la mancanza di trasparenza pesa parecchio di più di un semplice profilo lifestyle.
C’è poi il precedente interno. Instagram era già finita sotto accusa per uno strumento che consentiva di generare immagini utilizzando le sembianze di altre persone, con gli utenti che contestavano l’uso dei propri contenuti pubblici senza un consenso esplicito. Meta ha poi rimosso la funzione.
Sul fronte legale, la settimana scorsa l’azienda ha chiuso un accordo da circa 16 miliardi di euro con diversi stati americani sulle accuse relative agli effetti di Facebook e Instagram su bambini e adolescenti. L’intesa prevede l’introduzione di un limite giornaliero di due ore di utilizzo predefinito per i minorenni su entrambe le piattaforme, un blocco chiamato “Night Mode”, la disattivazione delle notifiche durante l’orario scolastico e altre restrizioni.










