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Il marchio che per anni ha significato riprese in caduta libera e onde in faccia ha appena cambiato padrone: GoPro ha ceduto circa il 90% di se stessa a Starman Optical, azienda di ottica e fibra, in un’operazione da 285 milioni di dollari, circa 245 milioni di euro. L’annuncio è arrivato il 1 settembre e il nuovo posizionamento non ha più molto a che vedere con snowboard e caschi: data center per l’intelligenza artificiale, difesa, forniture governative, robotica e aerospazio. Un salto notevole per un’azienda nata attorno all’idea di legarsi una videocamera al petto prima di buttarsi in acqua.
La società ci arrivava con 92 milioni di dollari di debito, circa 80 milioni di euro, e con la quasi totalità del proprio valore di mercato già svanito. La fusione con Starman Optical cancella quel debito alla chiusura dell’operazione. Gli azionisti attuali restano dentro con una quota intorno al 10%, il prezzo per azione si aggira su EUR 1, poco meno di un euro, e il titolo continuerà a essere quotato al Nasdaq, con le attività di Starman incorporate nella struttura esistente.
Cosa produce davvero Starman e perché interessa a GoPro
Starman Optical fabbrica negli Stati Uniti transceiver ottici, componenti che trasformano i dati in luce per la trasmissione su fibra ad altissima velocità. Roba poco fotogenica, ma è l’idraulica che tiene in piedi le infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Il senso dell’accordo, almeno sulla carta, sta nel patrimonio brevettuale: oltre 2.500 brevetti statunitensi nel campo dell’ottica, sensori robusti, sistemi di stabilizzazione, proprietà intellettuale sulle lenti. Esattamente il tipo di tecnologia che serve alle piattaforme dei droni militari.
Nick Woodman, amministratore delegato, descrive ora GoPro come una società americana leader nell’imaging e nelle soluzioni ottiche, impegnata su aree rilevanti per la sicurezza nazionale legate a videocamere, ottica e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Il segnale, in realtà, era già stato dato ad aprile 2026, quando l’azienda aveva annunciato senza troppo clamore un’attività di consulenza nel settore difesa e aerospazio. Charles Tebele, numero uno di Starman, imposta il discorso sul rientro della produzione in patria: l’intenzione dichiarata è riportare la fabbricazione di questi componenti critici negli Stati Uniti. Vale la pena aggiungere un dettaglio di contesto: la precedente società di Tebele, Digital Gadgets, si era aggiudicata contratti per test COVID-19 nello stato di New York da 637 milioni di dollari, circa 550 milioni di euro, in una vicenda accompagnata da polemiche su donazioni elettorali. Nei documenti ufficiali non compaiono contratti specifici né clienti citati per nome. Le ambizioni nella difesa, quindi, vanno lette come posizionamento strategico e non come ricavi già in cassa. Il closing è previsto entro la fine del 2026, con il passaggio obbligato delle approvazioni regolamentari e degli azionisti.
Il caso Markiplier, tra investimento e recensione sponsorizzata
Nel mezzo di tutto questo c’è una storia che merita attenzione a parte. A fine agosto 2026 lo youtuber Markiplier, all’anagrafe Mark Fischbach, ha rilevato una quota dell’8,5% di GoPro, circa 13,5 milioni di azioni, diventando il maggiore azionista esterno di Classe A di una società che allora valeva intorno ai 133 milioni di dollari, circa 115 milioni di euro. Pochi giorni dopo ha pubblicato una recensione sponsorizzata di una nuova videocamera da EUR 603, circa 600 euro, senza dire al proprio pubblico che possedeva una fetta consistente dell’azienda.
Il suo ingresso ha fatto salire il titolo di circa 33%, poi l’annuncio della fusione ha spinto ancora prima che i prezzi si assestassero. Se manterrà la posizione dopo l’operazione oppure uscirà, dalle informazioni disponibili non è chiaro. Resta un banco di prova concreto per le regole di trasparenza tra creator e investimenti, regole che non hanno tenuto il passo con quello che accade davvero. L’azienda assicura che prodotti di consumo e servizi cloud continueranno, impegno che per chi compra una action cam conta parecchio. Ma la direzione è leggibile senza sforzo: un marchio nato ventiquattro anni fa sulle riprese estreme si presenta oggi al mondo della difesa e delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di sostituire il debito con i brevetti.









