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Sui data center e sull’inquinamento dell’aria che producono, l’agenzia federale statunitense per la protezione ambientale sta preparando una mossa che rischia di lasciare fuori dalla porta proprio chi vive accanto a questi impianti. L’EPA vuole cancellare una regola federale che obbliga alcuni siti industriali a dare avviso pubblico e a raccogliere le osservazioni dei cittadini quando chiedono un permesso per le emissioni in atmosfera. Tradotto in pratica: chi costruisce potrebbe iniziare i lavori senza che nessuno nel quartiere ne sappia nulla, fino al giorno in cui arrivano le ruspe.
L’immagine è di Keri Powell, avvocata senior e responsabile del programma aria del Southern Environmental Law Center. Il ragionamento che fa è piuttosto diretto. Un’amministrazione che ha fretta di far sorgere nuovi data center ha tutto l’interesse a togliere di mezzo il passaggio pubblico, perché così i permessi si rilasciano a porte chiuse e nessuno se ne accorge finché i bulldozer non sono già lì.
EPA: cosa cambia nel processo dei permessi
La procedura sotto esame si chiama New Source Review ed esiste dagli anni Settanta. Riguarda una gamma molto ampia di impianti: discariche, cartiere, ampliamenti di centrali elettriche. Negli ultimi tempi, con l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa, questi permessi sono diventati il terreno di scontro principale tra sviluppatori e comunità locali, sia per i centri dati sia per le centrali costruite apposta per alimentare quelle migliaia di server.
A luglio l’agenzia ha annunciato l’intenzione di eliminare l’obbligo federale di partecipazione pubblica per una fetta consistente di soggetti inquinanti, scaricando la responsabilità sugli stati. Sarebbero quindi le agenzie statali e locali a decidere, caso per caso, se informare o meno i residenti di una nuova fonte di emissioni. Il timore di chi si oppone è semplice: molte di quelle agenzie salterebbero il passaggio a piè pari. L’aria, tra l’altro, non si ferma ai confini amministrativi, ed è proprio per questo che storicamente le regole sull’inquinamento atmosferico vengono scritte a livello federale.
L’amministratore dell’EPA Lee Zeldin ha difeso la scelta sostenendo che a decidere sui permessi debbano essere le autorità più vicine ai territori e ai cittadini, non Washington, e ha parlato di taglio alla burocrazia inutile e gravosa.
Il nodo delle fonti definite “minori”
La modifica riguarda le cosiddette fonti “minori” di inquinamento, che secondo la stessa agenzia hanno emissioni relativamente basse e un impatto ambientale limitato. Il gruppo di Powell la vede in modo opposto: quell’etichetta sarebbe fuorviante, perché la procedura copre abitualmente progetti capaci di pesare parecchio sulla vita di chi abita nelle vicinanze.
Un esempio concreto c’è già. Colossus 1, l’enorme data center di xAI in Tennessee presentato dall’azienda come il sistema di addestramento per l’IA più potente mai realizzato, ha richiesto nel 2025 proprio un permesso da fonte minore. Ne è nata un’udienza pubblica e sono arrivate migliaia di osservazioni all’avviso pubblicato dal dipartimento sanitario locale. Nello stesso anno il SELC e la NAACP hanno minacciato causa contro xAI per l’installazione di turbine a gas prive di autorizzazione nello stesso sito.
Duecento associazioni contro la proposta
Il SELC è una delle quasi 200 organizzazioni sanitarie e ambientali che hanno depositato osservazioni chiedendo il ritiro della proposta sul New Source Review. La tesi è che l’obbligo di consultazione permetta ai residenti di fornire alle agenzie informazioni che nessun altro possiede.
Byron Gary, avvocato senior del Kentucky Resources Council, lo ha spiegato così: la proposta priverebbe chi decide dei dati sull’esperienza vissuta dalle comunità, e senza quelle informazioni valutare l’impatto complessivo e cumulativo di questi impianti diventa impossibile.
La finestra per i commenti si è chiusa la settimana scorsa. La portavoce dell’EPA Carolyn Holran ha fatto sapere che l’agenzia sta ancora esaminando tutto il materiale ricevuto, oltre 4.900 osservazioni da valutare prima che la regola possa diventare definitiva.










