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EngineAI T800, il primo scontro uomo-robot a San Francisco

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Il primo combattimento tra umano e robot è andato in scena a San Francisco, e a giudicare dalle immagini che circolano non è stata esattamente una passeggiata per la parte in carne e ossa. Da una parte un creator, dall’altra un robot umanoide EngineAI T800, guidato a distanza da un operatore. Niente arena futuristica alla Hollywood, ma una scena che, vista di sfuggita, sembra uscita da una sceneggiatura di fantascienza degli anni Ottanta.

Il nome scelto per la macchina, del resto, non lascia molto spazio all’immaginazione. T800 richiama in modo piuttosto diretto l’immaginario del Terminator, e chi ha organizzato l’evento non ha fatto nulla per smorzare il paragone. Il punto però è un altro, e riguarda la natura stessa dello scontro.

Un match non coreografato, almeno secondo l’organizzatore

La domanda che tutti si sono fatti guardando il video è la più ovvia: quanto c’è di vero e quanto di preparato. Le esibizioni con robot umanoidi che ballano, corrono o simulano arti marziali sono ormai un genere a sé, e quasi sempre dietro c’è una coreografia costruita al millimetro. In questo caso l’organizzatore sostiene che il combattimento non fosse coreografato, quindi niente movimenti programmati in anticipo né esito già scritto.

Il dettaglio decisivo sta nel fatto che il EngineAI T800 era teleguidato. Non si tratta quindi di una macchina che decide da sola come reagire a un pugno o come chiudere la distanza, ma di un sistema che traduce in movimento i comandi di una persona. Una differenza tecnica sostanziale, perché sposta il confronto da uomo contro intelligenza artificiale a uomo contro macchina pilotata da un altro uomo. Cambia parecchio la prospettiva, anche se davanti a un arto metallico che arriva in velocità la distinzione conta poco.

Il calcio che fa impressione

Nel video c’è un momento che ha colpito più di tutti gli altri. Almeno un calcio del robot fa davvero paura, per potenza e per il modo in cui viene portato. Non è un gesto simbolico, ma un colpo che restituisce l’idea del peso e della forza che questi sistemi riescono a esprimere. Ed è esattamente il tipo di dettaglio che spiega perché il filmato abbia fatto il giro della rete in poche ore.

Il creator, dal canto suo, ha accettato di mettersi fisicamente di fronte a una struttura di metallo e attuatori. Una scelta che ha un suo fascino spettacolare e, allo stesso tempo, solleva più di un dubbio sul piano della sicurezza. Un umanoide di quelle dimensioni non ha nulla dell’avversario umano: non sente dolore, non arretra per istinto, non modula il colpo per paura di far male. Se chi lo guida sbaglia la misura, il margine di errore lo paga solo una delle due parti. San Francisco si conferma il palcoscenico naturale per questo genere di dimostrazioni, dove il confine tra ricerca, marketing e intrattenimento diventa sempre più sottile. Il robot umanoide teleguidato non nasce per salire su un ring, ma è proprio su un ring che dimostra di che pasta è fatto, davanti a un pubblico che difficilmente avrebbe guardato la stessa macchina impegnata a spostare scatoloni in un magazzino. Il video resta la prova più eloquente dell’intera vicenda, con quel calcio che continua a rimbalzare da uno schermo all’altro.

Fonte: TecnoAndroid

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