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Electronic Arts, dopo il delisting arrivano tagli e licenziamenti

Electronic Arts ha chiuso ufficialmente il capitolo Borsa, ma il conto da pagare sembra appena iniziato. Dopo aver completato il delisting annunciato lo scorso autunno, l’azienda si ritrova fuori dal mercato azionario e, secondo diverse indiscrezioni, pronta a una ristrutturazione pesante che potrebbe passare anche da una lunga scia di licenziamenti.

L’operazione, va detto, non è stata una passeggiata. Il valore complessivo si aggira attorno ai 55 miliardi di dollari e a mettere mano al portafoglio è stato un consorzio formato dal Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, Silver Lake e Affinity Partners. Il punto è che per chiudere l’affare è servito ricorrere anche a prestiti importanti. Risultato? EA porta a casa un debito che si aggira sui 18 miliardi di dollari, una cifra che pesa e non poco sulle scelte future.

Un piano di tagli da 700 milioni l’anno

Qui entra in gioco il lavoro dei nuovi proprietari, che a quanto pare non hanno perso tempo. Stando a quanto riferito dal giornalista di Bloomberg Jason Schreier, sarebbe già in fase di preparazione un piano di riduzione dei costi davvero corposo, con l’obiettivo di risparmiare fino a 700 milioni di dollari ogni anno. Una parte di questi tagli, circa 170 milioni di dollari, viene classificata in un modo che lascia poco spazio all’immaginazione. Tradotto in termini pratici significa quasi certamente una campagna di licenziamenti di ampia portata.

Al momento i dettagli precisi mancano, e questo va sottolineato. La fonte parla però di più divisioni potenzialmente coinvolte, il che allarga parecchio il perimetro del discorso. Nessuno, insomma, sembra al sicuro a priori.

Quali studi rischiano di essere toccati

Vale la pena ricordare cosa significa mettere mano a una struttura come questa. EA è uno degli editori di videogiochi più grandi al mondo e controlla direttamente parecchi studi. Tra questi ci sono i team che portano avanti i titoli EA Sports, inclusa naturalmente la serie FC, ovvero l’ex FIFA. Poi ci sono gli studi legati a Battlefield e nomi storici e importanti come BioWare e Maxis, che nel corso degli anni hanno costruito una fetta consistente dell’identità dell’azienda.

Al momento non si può escludere nulla, ma bisognerà attendere qualche informazione in più per capire davvero la portata dell’operazione e le sue implicazioni concrete. Il quadro è ancora parziale e ogni ipotesi, per quanto plausibile, resta legata a fonti che parlano di piani in fase di definizione. Quello che appare chiaro è il contesto in cui tutto questo prende forma. Un’azienda uscita dalla Borsa con un debito da 18 miliardi di dollari sulle spalle e proprietari intenzionati a rientrare degli investimenti nel modo più rapido possibile.

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