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Droni come animali notturni: ecco i dettagli
Il progetto è stato denominatl Learning2Fly. Per imparare a volare però si ispirano a chi lo fa da milioni di anni. Olaf Marxen, professore di aerodinamica e guida del team, insiste su un concetto chiave: la natura non spreca soluzioni. Se i rapaci riescono a volteggiare con tale stabilità in ambienti mutevoli, vuol dire che esistono meccanismi replicabili, almeno in parte, attraverso l’ingegneria e il machine learning.
Nei laboratori dell’ateneo, i test assumono quasi il carattere di un addestramento. Piccoli modelli, derivati da aerei in miniatura, vengono lanciati in una sala attrezzata con telecamere ad altissima velocità. Ogni oscillazione, ogni improvvisa virata, viene tradotta in dati che alimentano algoritmi capaci di riconoscere schemi di volo e trasformarli in strategie applicabili ai droni. Così, invece di affidarsi a calcoli aerodinamici complessi, si addestra l’intelligenza artificiale a reagire in tempo reale come farebbe un gufo che si trova davanti un ostacolo.
Owen Wastell, giovane dottorando che coordina una parte delle prove, racconta come i primi prototipi abbiano già dato segnali incoraggianti. È come se la macchina imparasse a “sentire” l’aria, un po’ come fanno gli uccelli.
Riguardo il progetto, ci sono applicazioni concrete: droni che consegnano pacchi tra le strade di New York o Londra. O che sorvolano turbine eoliche in mare senza esporre i tecnici a rischi.
Fonte: TecnoAndroid








