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Il Super El Niño da record continua a peggiorare e le stime che circolano parlano di oltre 451.000 morti in tutto il mondo. Un numero enorme, difficile persino da mettere a fuoco, che però riassume bene la portata di un fenomeno climatico che non si limita a spostare qualche grado di temperatura nell’oceano Pacifico, ma finisce per toccare raccolti, prezzi, salute pubblica e stabilità di intere regioni. Non siamo ancora al punto in cui la gente corre a fare scorta di carta igienica, per intenderci, ma nemmeno quello scenario si può escludere del tutto.
Quando si parla di un evento definito “super”, il prefisso non è marketing. Indica un’intensità che supera quella degli episodi ordinari, con effetti che si propagano ben oltre l’area di origine. E il punto più scomodo è proprio questo: gli avvertimenti non riguardano solo il clima in senso stretto, ma le conseguenze a catena su popolazioni che vivono già in equilibrio precario.
Perché un numero come 451.000 fa paura
La cifra di oltre 451.000 decessi a livello globale è il genere di dato che non si spiega con una singola causa. Non è un’ondata di calore, non è un’alluvione isolata, non è una carestia circoscritta. È la somma di tanti effetti che si accumulano, e che in molti casi arrivano con mesi di ritardo rispetto al picco del fenomeno. Le conseguenze di un El Niño particolarmente intenso tendono infatti a manifestarsi in modo obliquo, colpendo dove la resilienza è più bassa e dove i margini per assorbire uno shock sono praticamente inesistenti.
C’è poi la questione della percezione. Un fenomeno che si sviluppa nell’oceano, lontano dalle coste abitate, non ha la stessa capacità di allarmare di un uragano che si vede arrivare in diretta televisiva. Eppure gli effetti, sul lungo periodo, possono essere molto più estesi. È una delle ragioni per cui le comunicazioni su questo tipo di eventi faticano ad avere la stessa presa di altre emergenze più immediate e visibili.
Il capitolo scorte e panico da supermercato
L’immagine del panic buying, gli scaffali svuotati e i carrelli pieni di confezioni di carta igienica, è diventata negli ultimi anni una specie di termometro collettivo dell’ansia. Finché non si arriva a quel punto, la sensazione diffusa è che la situazione resti gestibile. Il problema è che il confine è sottile e che bastano poche settimane di notizie allarmanti perché il comportamento delle persone cambi in modo brusco.
Per ora quella soglia non è stata superata. Non ci sono code fuori dai supermercati e non c’è la corsa ad accaparrarsi beni di prima necessità legata a questo fenomeno climatico. Ma il fatto stesso che l’ipotesi venga messa sul tavolo dice qualcosa su come viene letta l’attuale fase. Non è un’esagerazione da titolo acchiappa click, è la constatazione che eventi di questa scala hanno già dimostrato in passato di poter incidere su disponibilità e prezzi di alcuni prodotti.
Il quadro, insomma, resta in movimento. Un Super El Niño che continua a rafforzarsi porta con sé una serie di variabili difficili da bloccare in una previsione netta, e le stime sul bilancio umano globale restano il dato più pesante sul tavolo. Quel numero, oltre 451.000, è l’indicatore che segnala quanto lo scenario sia serio.
Fonte: TecnoAndroid








