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Diesel Euro 5, stop rinviato in Pianura Padana: cosa cambia

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Lo stop ai diesel Euro 5 nel bacino della Pianura Padana non ci sarà, almeno non adesso. A una settimana esatta dalla data prevista per l’entrata in vigore del divieto, il consiglio dei ministri ha approvato un decreto che di fatto cancella il blocco, lasciando in circolazione centinaia di migliaia di vetture che si preparavano a restare ferme nei garage. Una marcia indietro arrivata in extremis, dopo settimane di polemiche e ripensamenti a catena.

La vicenda era già scivolata su un piano inclinato nelle settimane precedenti. Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto avevano rinunciato a far scattare il divieto sul proprio territorio, lasciando la Lombardia come unica regione realmente coinvolta. E non tutta: il provvedimento avrebbe riguardato soltanto i comuni sopra i 100.000 abitanti, cioè Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Quattro città, circa 500.000 automobili. Un perimetro molto più stretto di quello immaginato all’inizio, quando si parlava dell’intero Bacino Padano come di un’area a traffico limitato su scala quasi regionale.

I numeri che pesano sul parco auto italiano

Per capire la dimensione della questione bastano le cifre diffuse dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In Italia circolano circa 3,5 milioni di autoveicoli e 0,6 milioni di veicoli commerciali con alimentazione diesel Euro 5. Nel solo Bacino Padano si contano oltre 1,2 milioni di autoveicoli e 200mila veicoli commerciali della stessa categoria. Numeri che raccontano di un parco circolante ancora largamente legato al gasolio, soprattutto nelle fasce di età intermedie, quelle delle auto immatricolate quando l’Euro 5 era lo standard più aggiornato sul mercato. Va detto però che la platea effettivamente colpita sarebbe stata ben più ridotta rispetto a questi totali, proprio per via del restringimento ai quattro capoluoghi lombardi. Il che ha alimentato una delle critiche più ricorrenti al provvedimento: un divieto applicato a macchia di leopardo, con confini amministrativi che poco hanno a che vedere con il movimento reale dell’aria e dello smog nella pianura.

Il ministro Matteo Salvini ha rivendicato il risultato parlando di una scelta che va incontro alle esigenze concrete di famiglie, lavoratori e sistema produttivo, evitando un blocco generalizzato che avrebbe avuto conseguenze rilevanti sulla mobilità e sulle attività economiche. Un’argomentazione tutta centrata sull’impatto sociale ed economico della misura, più che sul merito ambientale.

Non un annullamento, ma un rinvio al 2027

Attenzione però a parlare di cancellazione definitiva. La bozza del decreto legge, intitolata “Misure urgenti per la circolazione dei veicoli ad alimentazione diesel appartenenti alla categoria ambientale Euro 5”, non chiude la partita: la sposta. Il nuovo appuntamento è fissato al 1° ottobre 2027, quindi il divieto resta sullo sfondo, semplicemente congelato per un periodo piuttosto lungo. Nel frattempo le Regioni, e come detto qui si parla in sostanza della sola Lombardia, avranno più tempo per studiare e mettere in campo le misure necessarie al conseguimento degli obiettivi di qualità dell’aria previsti dalla normativa europea e nazionale. È il cuore politico del rinvio: nessuno cancella i vincoli europei sulle emissioni, si allunga solo il calendario per arrivarci con strumenti diversi dal semplice divieto di circolazione.

Per chi possiede una vettura Euro 5 e vive o lavora a Milano, Brescia, Monza o Bergamo, il risultato pratico è semplice: si continua a guidare come prima, senza scadenze imminenti da segnare sul calendario. Il tema resterà comunque sul tavolo, perché gli obiettivi di qualità dell’aria nella pianura non cambiano e il conto alla rovescia, seppur più lungo, è ripartito.

Il decreto approvato dal consiglio dei ministri interviene dunque a ridosso della scadenza, ribaltando un calendario che sembrava ormai scritto e che aveva già spinto diverse amministrazioni regionali a chiamarsi fuori nelle settimane precedenti.

Fonte: TecnoAndroid

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