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DOOM su Hasselblad X2D: si spara con il pulsante di scatto

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DOOM arriva anche sulla Hasselblad X2D, una fotocamera professionale di medio formato che di solito finisce nelle mani di chi con la fotografia ci lavora sul serio. A farlo girare è stato il ricercatore Wang, che ha adattato i comandi dello sparatutto all’hardware dell’apparecchio con una soluzione piuttosto curiosa, visto che il pulsante di scatto, quello pensato per catturare un’immagine, qui serve ad aprire il fuoco contro i demoni. Il progetto è stato pubblicato online insieme alla documentazione necessaria per chi volesse riprodurre l’esperimento.

Come si gioca a DOOM sulla Hasselblad X2D

Tutta l’azione scorre sul touchscreen da 3,6 pollici della fotocamera, che oltre a mostrare il gioco fa anche da sistema di controllo per il personaggio. L’interfaccia mette a disposizione delle frecce per avanzare, arretrare e girarsi, mentre basta uno scorrimento orizzontale del dito per ruotare la visuale. Sullo schermo trovano posto pure i comandi per correre e per interagire con l’ambiente. Il dettaglio più interessante riguarda però lo sparo. Per far partire il colpo bisogna premere fino in fondo il pulsante di scatto, perché la pressione a metà corsa, quella che i fotografi conoscono bene, non attiva l’arma.

Dal punto di vista tecnico il modulo si appoggia a doomgeneric, una versione adattata del motore del gioco nata proprio per semplificare il porting su piattaforme diverse. La documentazione parla di un esperimento temporaneo, condotto sulla prima generazione della macchina con il firmware 4.2.0, e conferma che gli effetti sonori escono regolarmente dall’altoparlante integrato. Il repository mette a disposizione il codice sorgente, ma c’è un limite preciso, dato che i dati di gioco vanno forniti separatamente dall’utente. I file della versione commerciale, insomma, non fanno parte del pacchetto.

Dalla reflex economica al medio formato da 100 megapixel

La scelta della macchina non passa inosservata. La Hasselblad X2D appartiene infatti a una serie destinata ai fotografi professionisti e monta un sensore da 100 megapixel. All’estremo opposto della categoria esiste già un precedente, perché un altro programmatore aveva portato lo stesso sparatutto su una reflex entry level del 2010, equipaggiata con un sensore da 18 megapixel. Due apparecchi nati per la fotografia, ma collocati in fasce lontanissime tra loro, sono così diventati terreno di prova per lo stesso classico.

Vale la pena ricordare da dove arriva questo gioco. Il titolo di id Software risale al 1993, quando per farlo funzionare servivano un processore Intel 386, 4 MB di RAM e una scheda grafica VGA. Erano specifiche tipiche dei PC desktop di quel periodo, spesso abbinati a ingombranti monitor CRT. Il porting sposta quindi su un sistema incorporato in una fotocamera un prodotto pensato per un hardware e per modalità di controllo del tutto differenti.

Del resto la sfida «Can it run Doom?» ha già toccato dispositivi ancora più insoliti. Tra gli esperimenti più noti figurano una pentola elettrica, un satellite in orbita dell’Agenzia spaziale europea e perfino un adattatore Apple da Lightning a HDMI. Il lavoro di Wang aggiunge a questa lista un apparecchio in cui i comandi fotografici vengono riutilizzati direttamente durante la partita.

Fonte: TecnoAndroid

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