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Il presidente Donald Trump ha deciso che l’intelligenza artificiale merita un nome nuovo, e quel nome sarebbe “superintelligenza“. Quando l’annuncio è arrivato, in molti hanno pensato a una delle tante uscite destinate a spegnersi nel giro di qualche giorno. Invece qualcosa si è mosso davvero, perché una parte dei nomi più potenti della Silicon Valley ha scelto di assecondare la richiesta e di sostenere quel cambio di etichetta che la Casa Bianca sembra desiderare così tanto.
Va detto che la grande maggioranza delle persone continua tranquillamente a parlare di AI, come ha sempre fatto. Il termine è entrato nel linguaggio di tutti i giorni, lo si trova nelle conversazioni al bar come nei comunicati delle aziende, e sostituirlo per decreto non è esattamente un’operazione semplice. Eppure il fatto che alcuni protagonisti del settore tecnologico abbiano deciso di adeguarsi dice parecchio sul rapporto tra il potere politico e chi guida le grandi società della costa ovest americana.
La Casa Bianca e la nuova etichetta
Il punto di partenza è una dichiarazione piuttosto netta firmata da Donald Trump. Secondo il presidente, la Casa Bianca guarda in un certo modo a chiunque utilizzi ancora l’espressione “Intelligenza Artificiale” al posto di quello che lui stesso ha definito il nuovo termine, “ampiamente accettato” e “più accurato”, cioè superintelligenza. Parole che non lasciano troppi margini di interpretazione sulla direzione voluta dall’amministrazione.
Il messaggio, in pratica, è che il vecchio nome viene considerato superato. Per Trump la formula preferita sarebbe non solo più corretta ma anche già condivisa da molti, anche se nella realtà quotidiana la diffusione del nuovo termine resta ancora limitata. La distanza tra l’intenzione politica e l’abitudine collettiva è evidente: da una parte un annuncio ufficiale, dall’altra milioni di persone che continuano a chiamare le cose come le hanno sempre chiamate.
Qui entra in gioco il ruolo dei grandi nomi della tecnologia. Se un cambio di vocabolario fatica a imporsi dal basso, può comunque trovare spazio quando a rilanciarlo sono figure capaci di influenzare il dibattito pubblico e il modo in cui i prodotti vengono presentati al mondo.
Elon Musk e il passaggio da SpaceXAI a SpaceXSI
Tra i primi a salire sul carro c’è Elon Musk, e la cosa non ha sorpreso più di tanto chi segue le sue mosse. Musk ha promesso di cambiare il nome di SpaceXAI in SpaceXSI, sostituendo di fatto le due lettere che richiamano l’intelligenza artificiale con quelle che rimandano alla superintelligenza. Un adeguamento rapido, arrivato poche ore dopo la presa di posizione del presidente.
La rapidità della risposta è forse l’aspetto più significativo. Non c’è stato un lungo periodo di riflessione né un dibattito interno trapelato all’esterno: la scelta di allinearsi alla nuova terminologia è arrivata quasi in tempo reale, segno di una sintonia che va oltre la semplice questione lessicale.
Musk però non è l’unico. Secondo quanto emerge, diversi esponenti di primo piano della Silicon Valley stanno seguendo la stessa strada, provando a dare a Trump quel grande rebranding dell’AI che il presidente sta cercando con insistenza. Nel frattempo, fuori dai palazzi del potere e dalle sedi delle aziende tecnologiche, la maggior parte delle persone continua a usare la sigla AI, senza particolare interesse a cambiare abitudine.
Fonte: TecnoAndroid








