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Il dibattito sul rallentamento dell’AI è diventato in poche settimane la discussione più accesa dell’intero settore, e il motivo è semplice: da una parte c’è chi propone regole condivise per “dare un ritmo alla frontiera”, dall’altra chi sostiene che tutta questa preoccupazione sia sostanzialmente una montatura. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un piano che punta proprio a rallentare la corsa. Jensen Huang, numero uno di Nvidia, ha invece ripreso pubblicamente le posizioni del presidente Donald Trump, secondo cui la reazione negativa contro l’intelligenza artificiale sarebbe una bufala e la regolamentazione non serve. Due visioni difficili da conciliare.
Nell’ultima puntata del podcast Equity di TechCrunch, Kirsten Korosec, Sean O’Kane e Anthony Ha si sono chiesti se dirigenti come Amodei e come Sam Altman di OpenAI facciano sul serio quando parlano di frenare. La prima impressione, condivisa in redazione, è che il consenso sia arrivato con una velocità sospetta. Molti leader del settore hanno appoggiato la proposta quasi subito, alcuni avevano già pubblicato versioni simili nei giorni precedenti al post di Amodei. Segno che queste idee circolavano da tempo nella comunità che si occupa di sicurezza AI e non sono nate dal nulla. Il che, paradossalmente, alimenta lo scetticismo: se tutti sono d’accordo così in fretta, quanto sono davvero vincolanti quegli impegni?
Cosa prevede il piano e perché mancano i dettagli
O’Kane, che appena una settimana prima aveva escluso qualsiasi frenata, ha ammesso il ribaltamento della situazione, pur restando cauto. La sua osservazione principale riguarda la vaghezza del documento. Mancano precisazioni sia sulle ragioni per cui questi rischi sarebbero concreti, sia su cosa significhi concretamente rallentare. L’espressione “pace the frontier”, tra l’altro, gli suona come una battuta uscita da un film californiano anni Novanta. Le linee generali però si conoscono. La prima prevede valutatori indipendenti, soggetti terzi che lavorerebbero dentro aziende come Anthropic o OpenAI per monitorare pratiche e incidenti legati alla sicurezza. La seconda punta a far coordinare i grandi laboratori dei Paesi democratici su standard e limiti comuni. La terza riguarda un coordinamento internazionale più ampio. Korosec ha sottolineato un punto che spesso sfugge: si parla esclusivamente di laboratori di frontiera, non di tutto il comparto. E ha aggiunto una considerazione tagliente, ovvero che il consenso può essere una cosa positiva, ma può anche rappresentare l’inizio di un cartello.
C’è poi una sfumatura linguistica che dice parecchio. Altman e Amodei usano sì la parola rallentamento, ma preferiscono nettamente il termine “ritmo”. In teoria le tre proposte potrebbero portare a una frenata, solo che nessuno lo afferma apertamente. Il messaggio è piuttosto: stiamo introducendo misure di sicurezza di base e qualcuno ci terrà d’occhio. Nulla che imponga esplicitamente di andare più piano di adesso.
Il ruolo di Nvidia e il mercato che non punisce nessuno
Il contraltare più rumoroso è arrivato da Jensen Huang, che sul palco dell’All In Summit ha ricevuto in diretta una telefonata dal presidente. Una scena che è sembrata piuttosto costruita e che, secondo Korosec, ha finito per mettere in evidenza l’ovvio, cioè che Nvidia trae enormi vantaggi da un’intelligenza artificiale che corre senza freni. O’Kane ha ricordato come Huang sia ormai percepito come l’adulto nella stanza, ruolo che fino a un paio di anni fa molti attribuivano a Microsoft e a Satya Nadella, prima che la promessa di “far ballare Google” si rivelasse per certi versi un boomerang.
Resta la domanda più scomoda: bastano il mercato libero e le norme già esistenti? La risposta di O’Kane è netta. Il governo federale attuale non sembra affatto interessato a far rispettare le regole, né in generale né su questo fronte specifico. E il mercato non offre molte alternative reali. Ora che i ricavi arrivano soprattutto dalle aziende, votare con il portafoglio diventa più difficile, perché nessuna grande impresa smonta la propria infrastruttura passando da Codex a Claude Code per una questione di principio. Con i capitali che continuano ad affluire, eventuali perdite verrebbero assorbite senza troppi problemi.
Fonte: TecnoAndroid








