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Un nuovo cratere sulla Luna largo più di duecento metri è comparso nel giro di poche settimane, e la scoperta ha qualcosa di insolito anche per gli standard degli scienziati che studiano il nostro satellite. Si chiama McGetchin ed è il più grande cratere di nuova formazione mai individuato nel Sistema Solare, il risultato di un impatto avvenuto tra l’11 aprile e il 22 maggio del 2024. Un intervallo di tempo ristretto, che ha permesso di circoscrivere con precisione la finestra in cui è avvenuto tutto.
La Luna, vista da qui, sembra un posto immobile. Un corpo celeste congelato nel tempo, sempre uguale a se stesso, con quelle macchie chiare e scure che accompagnano l’umanità da sempre. La realtà è un po’ diversa, perché il satellite continua a essere bersagliato da piccoli corpi celesti che arrivano dallo spazio e che, non avendo un’atmosfera che li frenii, colpiscono la superficie senza alcun tipo di attrito. La maggior parte di questi impatti lascia segni minuscoli, invisibili a distanza. Molto raramente, però, uno di loro riesce a modificare il paesaggio lunare in modo abbastanza evidente da essere notato direttamente dall’orbita.
Come è stato scoperto il cratere McGetchin
Il merito va al lavoro di confronto tra immagini raccolte in momenti diversi dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter, il veicolo che da anni fotografa sistematicamente la superficie lunare con un livello di dettaglio molto alto. Mettendo a confronto gli scatti precedenti e quelli successivi a quella finestra temporale del 2024, i ricercatori hanno visto comparire qualcosa che prima semplicemente non c’era. Un buco nuovo, con tutto il materiale espulso intorno, in una zona che fino a poche settimane prima risultava intatta.
È un metodo che suona banale ma non lo è affatto. Servono riprese della stessa area realizzate con angoli di illuminazione simili, altrimenti le ombre giocano brutti scherzi e un rilievo può sembrare una depressione. E servono archivi enormi, perché la superficie da controllare è immensa. Il fatto che questo nuovo cratere sia stato individuato dice molto sulla mole di dati accumulata negli anni dalla missione.
L’oggetto che ha colpito la superficie
Il responsabile dell’impatto sarebbe un asteroide oppure una cometa, con dimensioni paragonabili a quelle di un edificio alto tra i tre e i sei piani. Non un masso gigantesco, insomma, ma nemmeno un sassolino. Se un oggetto delle stesse dimensioni avesse puntato la Terra, gli effetti sarebbero stati catastrofici, con conseguenze su scala regionale difficili da immaginare.
Sulla Luna, priva di aria e di qualunque forma di protezione, l’energia liberata si è scaricata tutta sul terreno. Il risultato è una cavità larga circa 222 metri e profonda 43 metri. Numeri che rendono bene l’idea della violenza dell’evento, considerando che parliamo di un singolo colpo avvenuto in un arco di tempo brevissimo.
Eventi di questa portata sono rarissimi, e proprio per questo McGetchin diventa un caso di studio interessante. Osservare un cratere appena nato, con i bordi ancora freschi e il materiale scagliato intorno non ancora rimescolato dal tempo e dalle radiazioni, offre un punto di partenza raro per capire come funzionano davvero questi impatti e come si modificano poi nel corso dei millenni. La superficie lunare, del resto, è il diario di quattro miliardi e mezzo di anni di collisioni. Ogni cratere che si vede oggi è la firma di un impatto passato, e in questo caso gli scienziati hanno potuto assistere alla scrittura di una pagina nuova, con una precisione temporale di poche settimane.
Fonte: TecnoAndroid








