Una vulnerabilità appena scoperta in Claude permette a estensioni dannose di infilarsi nell’account Gmail delle vittime, e la faccenda è più seria di quanto sembri. A individuarla sono stati gli esperti di sicurezza informatica di Malwarebytes, che hanno messo il dito su un problema legato all’estensione ufficiale per Chrome. Si tratta di un assistente pensato per rendere la vita più comoda, capace di collegarsi a servizi come Gmail per gestire messaggi, automatizzare eventi e cose del genere, sempre su richiesta di chi lo usa.
Il punto debole, però, sta proprio qui. Questa vulnerabilità, ribattezzata ClaudeBleed, non riesce a distinguere tra una richiesta legittima, fatta consapevolmente dall’utente, e una richiesta lanciata da uno script malevolo che agisce di nascosto. In pratica, chi ha creato l’estensione dannosa può parlare al posto della vittima senza che questa se ne accorga. Pieter Arntz, ricercatore di intelligence sui malware, ha spiegato la cosa con parole piuttosto chiare. Invece di cliccare un pulsante per dire a Claude di leggere una certa email, un’estensione indesiderata può sussurrare la stessa richiesta alle spalle dell’utente, e Claude la esegue senza fiatare. Oppure può fare in modo che l’assistente scriva o invii un’email a nome della persona colpita.
Cosa può combinare un’estensione malevola
Se un’estensione dannosa manda comandi a Claude, il ventaglio di possibilità diventa preoccupante. Può leggere la posta su Gmail, scaricare file da Google Drive oppure clonare repository privati di GitHub, tutto in base agli strumenti che l’assistente per Chrome ha a disposizione. Non finisce qui, perché può anche spedire email o modificare documenti sfruttando la sessione di accesso già attiva della vittima. E nessuno si accorge che la richiesta non arriva davvero dall’utente.
Quello che fa più rumore è la lentezza nel sistemare le cose. Gli esperti di Manifold Security hanno raccontato che dopo otto release di Claude per Chrome la soluzione richiederebbe ancora appena sei righe di codice JavaScript. La segnalazione è stata inviata ad Anthropic a maggio, eppure il codice è rimasto identico anche nell’ultima versione. Il problema di tracciamento interno relativo a questa classe di vulnerabilità era stato addirittura contrassegnato come risolto nelle settimane successive alla segnalazione, ma lo script di contenuto nell’ultima versione è uguale a quello della versione 1.0.72 testata all’inizio.
Come proteggersi da questa falla
Per difendersi da chi vuole mettere le mani su email e documenti sensibili attraverso questa falla di Claude, gli esperti di Malwarebytes hanno indicato una strada abbastanza semplice. La prima mossa è disattivare l’opzione Agisci senza chiedere in Claude per Chrome. Così facendo l’assistente non potrà più eseguire azioni senza un’approvazione esplicita, e per un’estensione dannosa diventa molto più complicato abusare dei permessi concessi.
Il secondo passo riguarda le estensioni di Chrome. Conviene controllarle tutte, una per una, e rimuovere senza troppi ripensamenti quelle di cui non ci si fida davvero. Qualsiasi estensione in grado di eseguire script su claude.ai potrebbe attivare le attività di Claude, quindi tenere la lista il più corta possibile è la scelta più sensata. Se un’estensione non viene riconosciuta oppure non viene mai usata, tanto vale toglierla di mezzo.


