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Cinquemilaottocento chilometri tra due continenti a bordo di una Citroën Dyane del 1982, senza aria condizionata, senza navigatore integrato e senza troppe garanzie sul fatto di arrivare fino in fondo. È quello che hanno fatto Enos Ceschin e la compagna Barbara, partiti da Orcenico Superiore, frazione del comune di Zoppola in provincia di Pordenone, con destinazione Marocco. Una auto d’epoca con 44 anni sulle spalle usata non come pezzo da collezione da tenere sotto il telo, ma come mezzo vero, da caricare e portare fino in Africa.
La Dyane, per chi non la ricorda, nasce alla fine degli anni Sessanta come risposta di Citroën alla necessità di un modello dal look più moderno, senza però mandare in pensione la 2CV, che continuava a vendere benissimo. Prodotta dal 1967 al 1984, condivideva con la sorella maggiore l’impostazione spartana e quella filosofia di semplicità meccanica che, a distanza di decenni, si è rivelata la sua arma migliore. La 2CV era diventata il simbolo del ceto medio francese, in aperta sfida alla Renault 4 e alle altre regine transalpine, e la Dyane ne ha raccolto lo spirito.
La Poderosa e un precedente finito male
L’esemplare rosso di Dyane 6 protagonista di questa storia ha perfino un nome, La Poderosa, e non era alla prima uscita impegnativa. Enos ci aveva già provato insieme all’amico Juri con una trasferta dal Friuli Venezia Giulia fino a Capo Nord, chiusa anzitempo da un’avaria. Un finale che avrebbe scoraggiato chiunque, ma evidentemente non lui, visto che il viaggio successivo è stato ancora più ambizioso.
L’itinerario ha attraversato città d’arte, coste mediterranee e migliaia di chilometri di autostrada. A Monte Carlo, racconta Ceschin, l’effetto è stato quello che ci si poteva aspettare da una piccola francese parcheggiata in mezzo alla ricchezza esposta: “A Monte Carlo, parcheggiata tra Ferrari, Lamborghini e Rolls-Royce, è proprio la piccola vettura francese ad aver conquistato gli sguardi dei turisti”. Poi la Provenza, la discesa verso la Spagna con Barcellona, Valencia, Granada e la Costa del Sol, fino ad Algeciras, dove ad attenderli c’era il traghetto per l’Africa.
Marocco, guasto e ospitalità
Sbarcati sul continente africano, la coppia ha macinato strada da Rabat a Casablanca fino a Marrakech, praticamente senza soste. Da lì il percorso si è fatto più selvatico, con la valle dell’Ourika, il deserto pietroso di Agafay, villaggi storici e paesaggi che valgono da soli il biglietto. Ed è proprio in Marocco che è arrivato il momento complicato, quello che in ogni viaggio del genere prima o poi si presenta.
“Non è mancato il momento di tensione. Nel cuore delle montagne marocchine la Poderosa si è fermata. È proprio allora che è emerso il volto più autentico del Marocco”, ha raccontato Enos. “Il gestore di un piccolo bar ci ha offerto ospitalità, cibo e aiuto, mentre alcuni meccanici ci raggiungevano dopo un lungo tragitto. Il problema è stato risolto e la Dyane è tornata a rombare”. Un guasto in mezzo alle montagne che si è trasformato nell’episodio più memorabile dell’intera avventura, il che dice parecchio su come sia andata.
Il rientro ha richiesto quasi tre settimane, tra momenti belli e i normali imprevisti di chi decide di attraversare due continenti su una vettura costruita quando i telefoni erano ancora attaccati al muro. La Citroën Dyane rossa del 1982 ha retto, confermandosi una compagna di strada solida, figlia di un’epoca in cui le automobili venivano progettate per durare decenni e non per essere sostituite al primo aggiornamento. Enos e Barbara hanno privilegiato le emozioni rispetto al comfort, e i 5.800 chilometri percorsi raccontano che la scelta ha funzionato.









